Port O'Brien

Threadbare

2009 (TBD) | folk-pop

Sentire le dolci note di "Threadbare" effondersi ovattate, mentre i Port O'Brien scivolano attraverso la fitta bruma che aleggia sul lago, sulla loro barchetta stipata di strumenti, risate, cori e noncuranza giovanile, sa di vecchie amicizie che si rinnovano e di solitudini autunnali che si dissolvono, svanendo al primo refolo. Non si tema, nella seconda prova della band californiana non si annidano solo tepide nenie da focolare domestico, ma serpeggia in tutto il disco un'energia ipodermica che la produzione lo-fi e le sonorità in dissolvenza non riescono a occultare. E' un primo pregio che riscatta i Nostri dall'esordio insipido, avvenuto lo scorso anno con "All We Could Do Was Sing". Perlomeno nelle intenzioni, il gruppo si mostra senza dubbio più maturo.

Appaiono così tensioni canore ("My Will Is Good") e refrain insistiti ("Tree Bones") à-la Modest Mouse, che hanno peraltro supportato in un recente tour europeo. Il successivo endorsement di M. Ward, che certo ha qualcosa da dire rispetto al folk ovattato di "Threadbare", li ha messi in evidenza come possibili giovani araldi del movimento americano. Mano a mano che il disco si disperde, si dilava lentamente, le buone impressioni suscitate inizialmente lasciano spazio al riconoscimento della buona volontà, più che della riuscita. L'alternanza, tutta canadese, di voce maschile, enfatica, e femminile, soffusa e rassicurante, trascina pericolosamente la band sull'orlo della temuta mancanza di personalità: gli Arcade Fire sorvegliano l'operazione con diffidenza. Con qualche sterzata riescono a tenere la barra, distogliendo l'attenzione da riferimenti contemporanei troppo palesi, e gettandosi in ripescaggi incomprensibili come nella ballatona à-la Neil Young di "Calm Me Down".

Le fugaci incursioni nel pop californiano di "Oslo Campfire" e "Leap Year" paiono niente più di una banale rivendicazione d'appartenenza, più che un serio progetto musicale: "Threadbare" è invece ancorato a sofferenze evocate dalla risacca, trasportate dalla salsedine a sedimentare nella brughiera. La perdita del fratello minore ha portato Cambria Goodwin, la cantante, a virare su atmosfere di mesto addio, assai poco sorrette da una mancanza di idee e di ispirazione che, col procedere di "Threadbare", si fanno palpabili (come nella letale title track).
A lungo andare, poi, comincia a farsi strada la sensazione di una produzione volutamente ammiccante, all'insegna di un understatement  trasandato che porta all'assenza totale di vere soddisfazioni per l'ascoltatore, se non per brevi tratti. Esemplare in questo senso è la piatta "Sour Milk, Salt Water". Di "Threadbare" resta insomma l'immagine di una band che dal titolo che ha dato al proprio lavoro (che significa "logoro") deve stare alla larga, se vuole sopravvivere.

(26/10/2009)



  • Tracklist
  1. High Without The Hope 3
  2. My Will Is Good
  3. Oslo Campfire
  4. In The Meantime
  5. Tree Bones
  6. Sour Milk Salt Water 
  7. Threadbare
  8. Calm Me Down
  9. Leap Year
  10. Next Season
  11. (((Darkness Visible)))
  12. Love Me Through
  13. High Without The Hope 72


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