Pyramids With Nadja

Pyramids With Nadja

2009 (Hydra Head) | drone, dream-metal

Là dove si confondono estasi e tormento si agitano le acque increspate di quell'informe corrente musicale situata all'incrocio tra Jesu e le sue celestiali panoramiche doom, i Sunn O))) e i loro rituali nero pece, i compianti Angelic Process e la loro tragedia silenziosa.
Da quelle acque è emerso lo scorso anno il bruciante debutto dei texani Pyramids, forte di un'idea sola ma rivoluzionaria, con gli echi di una voce sognante acquattati dentro tempesta soniche di droni eterei e ceneri black-metal. Faccenda di pura suggestione, impressionismo shoegaze inquinato sino alle estreme conseguenze, che in questa loro opera seconda si fa ancora più ambizioso. Per l'occasione i Pyramids inglobano nella loro formazione i Nadja dell'infaticabile Aidan Baker e un assortito nugolo di ospiti d'eccezione, da Simon Raymonde (Cocteau Twins) a Colin Marston (Behold The Arctopus, Infidel?/Castro!) sino ad Albin Julius (Der Blutharsch).

Parata di stelle come si conviene a un evento di portata memorabile, e tale è la simbiosi tra Pyramids e Nadja, gli uni a nutrirsi degli altri, i secondi chiamati a espandere a dismisura le intuizioni, le potenzialità dei primi. Ciò che ne nasce è uno scontro titanico di elementi che hanno perduto qualsiasi forma. Il tempo di chiudere gli occhi e ci si ritrova catapultati subito nel canto incorporeo e nella valanga di distorsioni estatiche che scandiscono il lento e solenne fluire di "Into The Silent Waters", e sembra di assistere alla creazione di un mondo nuovo, tratto fuori da tenebre primordiali.

Spazi di insondabile astrazione sono quelli solcati da "Another War", un vuoto cosmico nella cui scia di particelle disgregate si aggira spaurita una trenodia folk che piano (Faith Coloccia) e voce (Chris Simpson dei Mineral) tentano di imbastire. Frammenti sparsi di ispirazione e di identità che fluttuano e si scontrano, come anche in "Sound Of Ice And Grass", che per molti minuti gira a vuoto tra Sunn e blastbeat, prendendo il respiro sino a tuffarsi in un accecante prisma di voce e chitarre, che risplende e rifrange mille bagliori. Ed ecco che ancora una volta i Pyramids si mostrano capaci di cristallizzare quell'"echo of something lovely", o l'inafferrabile bellezza e nostalgia di un istante di luce che non tornerà più. Raggiunta la gloria, toccato il suo senso più intimo e profondo, al viaggio non resta che abbandonarsi nella straordinaria "An Angel Was Heard To Cry..." e ai suoi vortici di ovattata e disperata violenza, annullandosi in una fine che tale non è.

Perché più che giungere a una conclusione compiuta, a questa musica ibrida e sfolgorante non c'è altro da chiedere che il continuare a vagare, senza meta, senza forma e senza sosta. Sino a perdersi entro i suoi confini, e oltre.

(01/11/2009)

  • Tracklist
1. Into The Silent Waters
2. Another War
3. Sound Of Ice And Grass
4. An Angel Was Heard To Cry Over The City Of Rome
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