I SADO sono un ensemble che opera – tra continue inclusioni-esclusioni di line-up – fin dalla prima metà degli anni 90, con opere dotte come “Implosioni” e “La differenza”. Il live-concept “didascalico” dedicato a vita, opere e estetica di Benedetto Croce, “Imprescindibile momento di cultura italiana”, si occupa anzitutto di celebrare l’affiatamento dell’ultima formazione: Boris Savoldelli (voce), Paolo Baltaro (polistrumentista), Sandro Marinoni (sax tenore e polistrumentista), Gianni Opezzo (chitarra) e Diego Marzi (batteria). In secondo luogo, qui i cinque tentano un'ardua convergenza tra estetica crociana e brani di pop-muzak italico.
Per quello che è possibile percepire, il “Momento” potrebbe essere – musicalmente parlando – un tentativo di seguire le orme del Wyatt di “Las Vegas Tango”, l’unico (dopo Sostakovic) a riuscire a mettere il “realismo socialista” storico in musica.
L’"Anima mia" dei Cugini di Campagna è riprodotta sotto forma di voci nebulizzate, miasmi e jamming seriale, e “Brava” di Mina assume le sembianze di una jam noise-jazz astratta (lo stesso per i montaggi di suono di “Binario”). Gli intermezzi di “Monia” e il suo frastuono zeuhl non sfigurerebbero accanto ai più audaci esperimenti del Tim Buckley di “Starsailor”. “Bambola” è una fantasia alla Stratos.
Gli insistenti intermezzi parlati (voce recitante: Giovanni Battista Franco), che intervallano i brani, e che dal vivo (presso le Officine Sonore di Vercelli, ma poi il tutto è stato remissato al KMP Castle Studio) assumono tutt’altro spessore, oltre all’aderenza qua e là discretamente rispettosa agli originali di partenza – ma anche a certe pose fusion – sono acari dannosi che dirottano l’esperimento verso un’astrusa, meditata vivisezione, e emanano un olezzo di sbeffeggio snob.
Il vero ispiratore, prima ancora di Croce, è comunque Jacques Derrida, pensatore strutturalista, filosofo della lingua, improntato alla decostruzione metafisica.
21/12/2009