Hope Sandoval & The Warm Inventions

Through The Devil Softly

2009 (Nettwerk) | songwriter, dream-pop

Quando tutti o quasi coloro che sono stati stregati dal fascino di una delle voci più suadenti degli anni 90 si erano ormai rassegnati a sentirla comparire soltanto in collaborazioni saltuarie, la musa di Dave Roback nei Mazzy Star ritorna con un album originale a proprio nome.
Accanto a lei ancora i Warm Inventions, come già in "Bavarian Fruit Bread", predecessore risalente ormai a ben otto anni fa, nel quale Hope Sandoval aveva intrapreso con successo un proprio percorso cantautorale, nei termini di un folk-rock di grande delicatezza ed eleganza.
Sembrava lo stabile inizio del secondo capitolo della sua carriera artistica, invece di lì in poi si è avuto modo di riascoltarla soltanto in qualità di ospite in una pluralità di contesti diversi (al fianco di Air, Death In Vegas, Vetiver, Chemical Brothers, Twilight Singers, etc.), fino al ritorno gradito e per certi versi inaspettato di questo "Through The Devil Softly".

Registrato tra la North Carolina e l'Irlanda, l'album si presenta avviluppato in raffinate falde di velluto violaceo, tonalità del resto perfettamente acconce al soffuso immaginario da sempre evocato dalla voce di Hope Sandoval, anche qui, inevitabilmente, fulcro intorno al quale gravitano tutte le canzoni. Per gli oltre cinquanta minuti di "Through The Devil Softly" si percepisce infatti in maniera netta la sensazione che ogni singolo brano in esso compreso sia stato calibrato con cura, nei suoi minimi dettagli armonici e negli stessi fonemi dei testi, per adattalo quanto più possibile alle modalità interpretative della protagonista assoluta del lavoro.
Non vi è del resto molto di cui stupirsi nel vedere l'ormai matura artista di origini messicane cucirsi letteralmente addosso i suoi brani, attraverso una scrittura molto attenta ma non per questo artefatta, peraltro assecondata dalla partecipazione ai Warm Inventions di due musicisti che la conoscono molto bene, quali il fidato sodale Colm O'Ciosoig e l'ex tastierista dei Mazzy Star, Suki Ewers.

"Through The Devil Softly" appare dunque quale la fedele rappresentazione di tutto quanto ci si potrebbe attendere da Hope Sandoval: melodie sinuose, gentili arpeggi acustici, sussurri di rara sensualità e qualche riverbero psichedelico, retaggio del periodo più importante della sua variegata biografia artistica. Tutti questi elementi, che si traducono in una linea di sostanziale continuità con l'ormai risalente "Bavarian Fruit Bread", non sono però sufficienti a rendere l'album prevedibile o affatto scontato, poiché l'accurato dosaggio della voce della Sandoval si sposa alla perfezione con contesti sonori il cui avvicendarsi ne sancisce la splendida forma interpretativa. Il ritrovato incanto creato da quasi tutti i brani può essere a ragione considerato il comune denominatore di un album la cui varietà di soluzioni lo rende tutt'altro che disomogeneo.

Basta davvero poco per materializzare nuovamente il morbido abbraccio di atmosfere raffinate e mai stucchevoli, sia che si manifestino in ballate limpide e dalle strutture essenziali, sia che presentino una maggior elaborazione strumentale e compositiva.
Così, se la sobria eleganza dell'iniziale "Blanchard" e la grazia acustica di "Wild Roses" e "Sets The Blaze" avvincono con la loro immediatezza, le pieghe degli undici brani rivelano gradualmente quelle sfumature umbratili tanto congeniali a un'interpretazione che, partendo da melodie quasi sottovoce, si inarca con decisione a seguire mantra elettrici in crescendo ( "Fall Aside" e la splendida "Trouble") e torbidi riverberi ipnotici, spogliati di ogni traccia ritmica ("For The Rest Of Your Life"). L'ampia tavolozza sonora dell'album è poi completata dal ricorrente romanticismo degli archi (in particolare, pregevole il cello solo di Ji Young Moon in "Thinking Like That"), da languide venature bluesy e da qualche spettrale sample, che contribuisce ad esempio alla consistenza vaporosa della conclusiva ninnananna lo-fi "Satellite".

Attraverso la grazia di tutte le diverse sfaccettature di "Through The Devil Softly", Hope Sandoval sembra essere riuscita a fermare il tempo, confezionando un lavoro che sfugge a ogni limitante categorizzazione temporale, per votarsi invece all'ideale assoluto di una bellezza inossidabile, che l'artista americana continua ancora oggi a incarnare in maniera magistrale: sicuramente un ottimo viatico per spazzar via la nostalgia di una voce ammaliante come poche, ma soprattutto un nuovo prezioso cristallo da custodire in quella teca rivestita da eleganti velluti, rimasta sigillata per troppi lunghi anni.

(29/09/2009)

  • Tracklist
  1. Blanchard
  2. Wild Roses
  3. For The Rest Of Your Life
  4. Lady Jessica And Sam
  5. Sets The Blaze
  6. Thinking Like That
  7. There's A Willow
  8. Trouble
  9. Fall Aside
  10. Blue Bird
  11. Satellite
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