Il progetto Seeland nasce a Birmingham a inizio 2005, per opera di un ex-Broadcast (Tim Felton) e di un ex-Plone (Billy Bainbridge). I due realizzano un paio di singoli nel 2006, quindi mettono insieme le risorse per produrre l’album d’esordio, “Tomorrow Today”.
Sponsorizzati come il nuovo (o ennesimo) duo space-age pop dell’era Air, i Seeland in realtà rielaborano la proposta di Magnetic Fields come nessuno aveva mai fatto, arrivando persino alla spudorata copia carbone. “Library”, scarna e melodicamente sospesa, è una serenata che in un qualsiasi disco di Magnetic Fields sarebbe minore, ma che qui svetta sul resto. “Goodbye” imita i già imitatori Sambassadeur, e “Colour Dream” affoga nelle sdolcinatezze manieristiche psych-pop.
Più in là, il filtro Merritt serve a sondare il synth-pop vecchia maniera (ma cercando di fiutare il ritornello catchy alla Blur di “Boys And Girls”), come in “Burning Pages”, o a scopiazzare subdolamente svariati act britannici degli 80 (specie Fiction Factory, Black e Pet Shop Boys), come in “Turnaround”. Oppure quello stesso filtro approda ai 90 dei Belle & Sebastian, nel quasi plagio di “Captured”, o persino ai 2000 schizoidi degli Architecture in Helsinki di “Hang On Lucifer” (uno dei pezzi più dinamici della collezione, ma inquinato dall’ostinato baritono di Felton).
A parte la canzone più wave, “Static Object”, a pochi passi da “Love Will Tear Us Apart” e i tocchi di musique concrete di “Station Sky”, la proposta più sincera si trova confinata alla fine, dalla lisergica “Pretty Bird” alla salmodiante “Call The Incredible” (con un feeling quasi religioso), passando per il respiro vagamente Kraftwerk-iano di “5 A.M.”.
I due mostrano una certa caratura di magia d’arrangiamento, ma debbono utilizzarla come gabbia per camuffare la scrittura. Non fosse per quelle due-tre gemme sparse, sarebbe uno dei migliori dischi-truffa del decennio, effetti, suoni bizzarri e abbellimenti compresi.
06/03/2009