Egle Sommacal

Tanto non arriva

2009 (Unhip) | ethno-folk-blues

In giro per l’Italia con i redivivi Massimo Volume, Egle Sommacal ci consegna, in questi giorni, il suo secondo lavoro solista.

Messo da parte il fingerpicking ancora incerto e poco convincente di “Legno”, il musicista d’adozione bolognese opta, per questo “Tanto non arriva”, una scelta piuttosto inaspettata: brani per chitarra elettrica accompagnati dai fiati (sax tenore, sax contralto, tuba e bombardino) di alcuni musicisti della Banda Roncati.

L’atmosfera di queste ballate è, insieme, dimessa e baldanzosa, ma non nasconde, quando serve, anche una certa meditativa tensione (anche piuttosto obliqua, come nel caso di “Hospital Blues”), un gusto per i dettagli tutto giocato a livello di dissidi minimi, di allusioni smorzate, di controcanti sinuosi. Così come per il disco precedente, però, c’è da rilevare il livello non ancora convincente della ricerca sonora di Egle.

Il Nostro ci mette passione (questo è innegabile), cercando, nella contrapposizione tra sei corde e fiati, un varco verso la matassa delle emozioni, in modo da poterne dipanare le fila, lentamente, con placido raccoglimento. Eppure, gli undici brani qui presenti, pur mostrando qualche momento davvero valido, finiscono per appiattirsi un po’ troppo su una scrittura che, a tutti i costi, intende strappare al buio qualche illuminazione sontuosa, qualche briciolo di bellezza diamantina. Quando, poi, in “Il tuo lato di letto”, Egle si ritrova da solo con la sua chitarra, è evidente lo smarrimento, la mancanza di una linea emotiva da seguire.

Ad ogni modo, ci godiamo, con assoluta consapevolezza di questi limiti, l’andatura sorniona e grassoccia dei fiati e gli accordi sbilenchi che suscitano strambe visioni crepuscolari di “Fuori dal bar”, la matrice Fahey-iana che si insinua tra le pieghe idilliache di “Le ragazze hanno sempre ragione” (con i fiati che stendono un vero e proprio tappeto di droni sfuggenti), l’alternanza di spigolosità e squarci di velata rassegnazione di “Alla ricerca di un lavoro” e lo spirito di Goran Bregović che, in “Fumatori di carta”, guida una banda di sbandati, intanto che gli accordi di Egle si levano leggeri come goccioline di rugiada.

Folk, blues e jazz convivono dolorosamente, invece, nel corpo straziato di “Alcuni Dicono Buonanotte, La Sera”, mentre la tromba squillante di Alessandro Tumscitz chiama tutti a raccolta per tracciare i confini di un sogno di mezza estate (“Elefanti”).

Bisogna aspettare ancora, insomma. Prima o poi, il disco importante arriverà…

(04/06/2009)

  • Tracklist
1. Fuori dal bar
2. Le ragazze hanno sempre ragione
3. Alla ricerca di un lavoro
4. Becco d'anatra
5. Alcuni dicono buonanotte, la sera
6. Hospital blues
7. Fumatori di carta
8. Elefanti
9. Di nuovo alla ricerca di un lavoro
10. Il tuo lato di letto
11. Albero capovolto

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