Soulsavers

Broken

2009 (V2) | folk-rock

A volte non basta mettere insieme tanti attori bravi e famosi per fare un film eccellente, questa è la prima cosa che salta alla mente dopo gli ascolti del nuovo album dei Soulsavers.
A due anni di distanza dal "It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land" in cui si avvalse della voce di Mark Lanegan, il duo inglese rilancia e recluta per questo "Broken", oltre al solito Lanegan, una schiera ancor più folta di ospiti: Mike Patton, Gibby Haynes (Butthole Surfers), Jason Pierce (Spiritualized, Spacemen 3), Bonnie "Prince" Billy e Richard Hawley.

Iniziamo però col puntualizzare che gli ospiti sono relegati a ruoli di secondo grado (coristi o seconde voci), in favore dell'onnipresente Lanegan, voce principale di tutte le canzoni, tranne quelle affidate alla scoperta australiana Red Ghost aka Rosa Agostino, voce suadente e cupa un po' à-la PJ Harvey, che si produce in una murder ballad ("Praying Ground") e in una ballata finale un po' noiosa ("By My Side").
Così facendo l'album assume in tutto e per tutto l'aspetto di un disco solista dell'ex-Screaming Trees, con all'interno tutti i generi e il sound caratteristico del suo lavoro; a partire da "Death Bells" rock elettro-lo-fi che potrebbe essere una outtake di "Bubblegum", per passare ai toni gospel di "Unbalanced Pieces" e "All The Way Down", fino alla triste ballad western di "Shadow Fall".

Messo da parte il pensiero che questo effettivamente non è un album dei Soulsavers e nonostante non ci sia niente di particolarmente originale, "Broken" si fa ugualmente apprezzare per la buona vena del cantautore di Ellensburg, molto a suo agio in terreni a lui favorevoli, sia per alcuni episodi musicalmente molto interessanti, primo su tutti "Rolling Sky", amplesso free-jazz-blues-elettro-lounge a due voci tra Lanegan e la Agostino, ma non sono male neppure le già citate "Unbalanced Pieces" (con Patton), marcia diabolic-industriale con sfumature gospel, o "Shadow Fall".

Il resto dell'album, pur rimanendo di pregevole fattura, non riesce a dare sensazioni sopra la media, si prenda ad esempio la "You Will Miss Me When I Burn" a firma di Oldham: la canzone è buona, l'interpretazione di Lanegan pure, ma il pezzo non lascia il segno, non emoziona come dovrehbbe, e lo stesso si potrebbe dire di altri pezzi, come la bella ma troppo melensa "Can't Cathc The Train" o la funerea e tremolante "Pharaoh's Chariot".

Album piacevole e sufficiente, ma non molto di più, bello ma sterile, verrebbe da dire di questo "Broken", disco in cui forse i tanti ospiti avrebbero potuto fornire ben altro contributo in termini d'idee e impegno.

(26/09/2009)

  • Tracklist
  1. The Seventh Proof
  2. Death Bells
  3. Unbalanced Pieces
  4. You Will Miss Me When I Burn
  5. Some Misunderstanding
  6. All The Way Down
  7. Shadows Fall
  8. Can't Catch The Train
  9. Pharaoh's Chariot
  10. Praying Ground
  11. Rolling Sky
  12. Wise Blood
  13. By My Side
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