Themselves

CrownsDown

2009 (Anticon) | alt-rap, hip-hop

Corsi e ricorsi degli anni Zero. Il decennio del rap alternativo sembra chiudersi, per certi versi, in modo analogo a com'era cominciato: con le uscite significative e (spesso) concomitanti dei nomi storici sopravvissuti alla diaspora (Dalek, Buck 65, Why?) o resuscitati (Antipop Consortium). E se allora si parlava di roba calda, della sensazione del momento, con i dischi più rappresentativi, tipo "The Cold Vein" (dei Cannibal Ox), l'omonimo dei cLOUDDEAD, "Tragic Epilogue" (degli Antipop Consortium), "Float" (di Aesop Rock) eccetera, che scalavano le classifiche di gradimento, anche le più lontane dall'idea tradizionale d'hip-hop, oggi si tratta di una conferma sulla lunga distanza su cui in pochi, qualche anno fa, avrebbero scommesso.

E i Themselves - gente della primissima ora, visto che il loro primo album ("Them") data 1999 e i suoi componenti, Doseone e Jel, sono stati a lungo figure di spicco della scena anche nelle fila di cLOUDDEAD e Subtle - fra i primi a inaugurare questo "ritorno all'ordine" con il super-mixtape "theFREEhoudini" (due mesi fa, sempre su queste pagine), nobilitato da un'effervescenza stilistica fuori dal comune e dalla compartecipazione di tutto lo stato maggiore Anticon & C., ora piazzano il bis ufficiale grazie all'uscita ottobrina di "CrownsDown". Meno contaminazioni altre, maggiore coesione, featuring ridotti al minimo (Markus Acher dei Notwist, Pedestrain e un virtuoso dei turntables come D-Style) e un numero di tracce decisamente più contenuto per un'opera che, nelle basi, riporta il gruppo di Oakland alle radici del suo suono preferito (che sono gli anni fine Ottanta e Novanta: Public Enemy, X Clan, Bomb Squad o al limite Gang Starr) e vi innesta scorie industriali, strie rumorose, litanie infantili, sample straniati, break-beat e sincopi a manetta.

E, pronti via, battono il ferro ancora caldo di brani già presenti nel mixtape sebbene in versioni provvisorie: "Back II Burn", pressa decibel da ghettoblaster ("guess who's back!") in una tenaglia industriale che si fa, a poco a poco, più distopica e arroventata; "Oversleeping" gioca sulla perfetta corrispondenza fra i beat radioattivi e anfetaminici e il borboglio muriatico di Doseone; "The Mark" è una gragnola di break-beat esasperati e folate distorsive di chitarra elettrica.
Poi l'electro più astratto e minimalista di "Gangster Of Disbelief" - con Doseone all'apice della sua schizofrenia nell'alternare un registro rauco e profondo ai soliti svolazzi acuti e ipercinetici - chiude una prima parte tiratissima. Finalmente si può tirare il fiato. E ne valeva la pena, eccome, se ne valeva: "Daxstrong" imbastisce una sorta di surplace psichedelico in ¾, un valzer cosmico e cullante che vorremmo durasse fino alla fine dell'album. Invece dura solo 3 minuti e mezzo e l'album continua: "You Ain't It" si basa su un'inedita dicotomia fra le lepidezze dancey al vocoder dell'inciso e le strofe quasi a cappella, irrorate solo da fulminei break-beat e trasparenze glitch. Poi ancora eleganti dancefloor astratti come "Roman Is As Roman Does" e giù fino al dark-funk spettrale e molleggiato di "Gold Teeth Will Roll".

Una bella prova di scrittura e vitalità anche se un po' penalizzata dal confronto ravvicinato con la policromia accesa e variegata dell'immediato predecessore. Che, tutto sommato, si fa preferire.

(19/10/2009)

  • Tracklist
  1. Back II Burn
  2. Oversleeping
  3. The Mark
  4. Gangster Of Disbelief
  5. Daxstrong
  6. You Ain't It
  7. Roman Is As Roman Does
  8. Skinning The Drum
  9. Deadcatclear II
  10. Gold Teeth Will Roll
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