John Vanderslice

Romanian Names

2009 (Dead Oceans) | songwriter, alt-pop

Nonostante sia giunto ormai al settimo album, c’è ancora qualche critico che confessa candidamente di confonderlo con David Vandervelde: non c’è da stupirsi che John Vanderslice, per il suo nuovo disco, abbia sentito il bisogno di provare a rimettere in gioco la propria carriera… Una nuova etichetta, nuovi collaboratori, un nuovo contesto: “Romanian Names” si propone come un nuovo inizio e, al tempo stesso, come una sorta di summa del raffinato stile perfezionato negli anni dal songwriter di San Francisco.
Lasciate da parte le asperità del precedente “Emerald City”, Vanderslice torna così ad avvicinarsi alla ricchezza di “Pixel Revolt”, confezionando quello che appare come il suo lavoro più apertamente pop.

“Volevo dare una scossa”, spiega Vanderslice. “Penso che sia soltanto positivo uscire da dove si sta più comodi”. Dopo quasi un decennio alla Barsuk Records, eccolo allora traslocare in cerca di nuovi stimoli presso la texana Dead Oceans, label “sorella” di Jagjaguwar e Secretely Canadian. “Sapevo che avrei realizzato un disco diverso se avessi cambiato etichetta. Mi interessa quello che capita quando lavori con persone differenti: cambia il modo in cui scrivi e in cui pensi alla musica”.
La vaporosa atmosfera alla Grandaddy di “Tremble And Tear” detta subito un clima più solare che mai. “Fetal Horses”, con le sue tastiere acidule e le sue punteggiature di pianoforte, sembra provenire da certe pagine del Joseph Arthur meno convenzionale (come quello del ciclo di Ep solisti dello scorso anno). E il ritmo spigliato dell’addio di “C&O Canal” fa pensare ad un Casiotone For The Painfully Alone in vena di leggerezza.

L’attenzione si concentra soprattutto sulle linee melodiche e sulle parti vocali: le canzoni di “Romanian Names” non sono nate come di consueto tra le pareti familiari degli studi Tiny Telephone, ma nella cantina di Vanderslice, con il solo ausilio di chitarra, pianoforte e voce; le stratificazioni di tastiere, mellotron e “intermittenze” sono arrivate solo in un secondo momento, con la collaborazione del solito Scott Solter e con la decisiva influenza di un batterista di estrazione jazzistica come Matthias Bossi. “Volevo arrivare al punto più in fretta”, osserva Vanderslice, “per questo i tempi sono più veloci e briosi”. Un processo da cui sono nati - a quanto pare - molti più brani di quelli compresi nel disco, che potrebbero presto trovare collocazione in un nuovo capitolo.
L’ossatura di chitarra acustica e batteria torna protagonista in “Sunken Union Boat”: insieme all’essenzialità cantautorale della title track (ispirata alla figura di una ginnasta dell’Europa dell’Est), è l’episodio più vicino al taglio asciutto del recente Ep “Moon Colony Bloodbath”, realizzato a quattro mani con i Mountain Goats, con cui Vanderslice ha appena attraversato l’America in tour. Ma se c’è un classico, in “Romanian Names”, si tratta senz’altro di “D.I.A.L.O.”, con il suo andamento dal sapore retrofuturista e i suoi riverberi morbidamente Flaming Lips.

“Stone by stone / I left my only home”. Sul levitare fluido delle tastiere di “Too Much Time”, Vanderslice riflette sulla fuga e sulla solitudine, per arrivare ad un’amara conclusione: “Freedom is overrated”. È la parabola di una relazione in cui ci si ritrova a specchiarsi l’uno nell’altro, il tema di fondo di “Romanian Names”; una parabola fatta di contraddizioni, come la lotta che in “Oblivion” contrappone la volontà di dimenticare ed il bisogno di essere ricordati. I versi di Vanderslice assumono un tono meno narrativo e maggiormente evocativo che in passato, fino alla pagina di diario di “Hard Times”, che conclude il disco con un lirismo arioso di archi: “To find an answer I searched every sentence / And ended deeper still in hard times”.
Tra le pulsazioni cupe di “Forest Knolls” ed il tappeto alla “Ok Computer” di “Summer Stock”, il fascino dei suoni, però, non corrisponde sempre ad un’uguale efficacia delle canzoni. Quello che sembra mancare a “Romanian Names”, alla fine, è il salto decisivo verso il capolavoro: quell’opera definitiva che Vanderslice non ha ancora firmato.

(18/05/2009)

  • Tracklist
1. Tremble And Tear
2. Fetal Horses
3. C&O Canal
4. Too Much Time
5. D.I.A.L.O.
6. Forest Knolls
7. Oblivion
8. Sunken Union Boat
9. Romanian Names
10. Carina Constellation
11. Summer Stock
12. Hard Times
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