Willard Grant Conspiracy

Paper Covers Stone

2009 (Glitterhouse) | songwriter

Di cambiamenti, in quindici anni di attività i Willard Grant Conspiracy ne hanno attraversati numerosi, tanto che gli unici elementi comuni ad aver connotato tutti i sette album finora da loro realizzati sono stati la scrittura e la voce baritonale del carismatico leader Robert Fisher.

Al culmine di tante trasformazioni, che hanno condotto la band fino alla raffinata maturità dell'ultimo "Pilgrim Road", per Fisher sembra giunto il momento di guardarsi indietro e risalire le orme del proprio percorso artistico per ritrovare, accanto alle vecchie canzoni, alcuni dei musicisti che hanno collaborato con lui nel corso degli anni.

 

L'occasione è appunto questo "Paper Covers Stone", non esattamente un nuovo album, ma nemmeno una banale raccolta retrospettiva; un'ibridazione, piuttosto, tra brani originali e rielaborazioni niente affatto autocelebrative di pezzi già editi, intese a mantener fede alla consuetudine di perenne trasformazione, enucleata, pur a fronte di un'omogeneità stilistica, lungo il crinale del country-folk statunitense.

Il lavoro, che racchiude oltre un'ora di musica tratta da un'intensiva session durata due giorni, vede Fisher affiancato da membri più o meno recenti di Willard Grant Conspiracy, quali l'originario chitarrista Sean O'Brien, il fidato violoncellista David Michael Curry, nonché da Steve Wynn, che ha spesso supportato dal vivo la band nel corso degli ultimi anni.

 

Le frequenti mutazioni che hanno caratterizzato la line-up dei collaboratori di Fisher sono state di per se stesse motivi sufficienti per offrire continue rideclinazioni dei suoi brani, quindi "Paper Covers Stone" non è da interpretarsi altrimenti che come una parziale e temporanea cristallizzazione di forme espressive, così come risultanti dalla vena del momento e dai caratteri dei collaboratori di turno. Ebbene, tratto comune sia ai tre brani nuovi del lotto ("Scars", "Preparing For The Fall" e "The Ocean Doesn't Want Me") che alle rivisitazioni - in qualche caso piuttosto profonde - di quelli già editi è in questo caso la spiccata propensione di Fisher verso un inquieto minimalismo, che da un lato abbandono l'ariosa orchestralità dell'ottimo "Pilgrim Road", dall'altro ne esalta le tonalità più bluesy e tenebrose.

Archi dolenti e protesi in torsioni aspre incorniciano infatti chitarre talora pungenti e il consueto, sentito crooning di Fisher, materializzando ora nuovamente il trepidante romanticismo dei Tindersticks, ora (e più spesso) la sofferta oscurità di Nick Cave e dei Dirty Three, cui rimanda con evidenza proprio uno dei pezzi inediti, nonché tra i più riusciti della raccolta, ovvero la lunga "Preparing For The Fall".

 

Non altrettanto compiute risultano invece gran parte delle altre trasposizioni in seppia di brani tratti per oltre metà della durata del lavoro da "Regard The End" (2003) e "Let It Roll" (2006), e così anche i due di "Pilgrim Road" ("Vespers" e "Painter Blue"), deliberatamente spogliati delle loro componenti più lievi e armoniche, ma in definitiva troppo appiattiti su un registro tanto uniforme da lasciar spiccare, oltre alla profondità di "Preparing For The Fall", l'immediatezza acustica e la maggiore concisione di "From A Distant Shore" e "Lady Of The Snowline".

A porre rimedio alla non eccelsa riuscita di un'idea di reinterpretazione, in fondo, non banale né poco ambiziosa, provvedono almeno l'immutata classe di Fisher e la perizia dei musicisti coinvolti. Tuttavia, "Paper Covers Stone" appare semplicemente una parentesi disegnata nel percorso della band, che si distacca da quanto di buono realizzato in tempi recenti, rinviando a successive opere originali una prosecuzione in termini più o meno difformi rispetto a quanto espresso in questo lavoro.

 

(04/12/2009)

  • Tracklist
  1. Soft Hand
  2. Skeleton
  3. Scars
  4. Vespers
  5. Ghost Of The Girl In The Well
  6. Mary Of The Angels
  7. Preparing For The Fall
  8. Fare Thee Well
  9. Painter Blue
  10. No Such Thing As Clean
  11. From A Distant Shore
  12. Lady Of The Snowline
  13. The Ocean Doesn't Want Me
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