Wye Oak

The Knot

2009 (Merge) | alt-rock

Secondo album per il duo di Baltimora formato da Andy Stack e Jenn Wasner. Il loro folk-rock stravolto da shoegaze e drone aveva stuzzicato gli appassionati della scena indipendente americana, l’esordio “If Children” si inseriva nella scia di Yo La Tengo, Pavement e Wilco e poneva l’accento sul contrasto tra i muri sonori ricchi di noise e la voce spettrale e sognante di Jenn, poi il suono caldo e avvolgente accordava le spigolosità naturali del dinamico sound del duo americano.
La seconda prova “The Knot” non gode dell’effetto sorpresa che accompagnava l’ascolto di “If Children”, e svela l’innegabile sapore retrò della loro musica.

Restano evidenti i pregi vocali di Jenn Wasner (pur se spesso il fantasma di Georgia Hubley vaga senza meta tra le note dell’album), e le buone credenziali di musicista di Andy Stack, ma le composizioni non mostrano eccessivi segni di originalità e personalità, anzi alcune leggerezze emotive che caratterizzavano l’esordio qui sono scomparse, in favore di un tono generale più austero che non sembra giovare all’insieme della proposta.
In "The Knot" il suono ha un ruolo più rilevante, infatti Andy Stack questa volta ha sottratto spessore alle sue incursioni vocali, spezzando il dualismo incantevole che caratterizzava alcune canzoni dell’album precedente.
Più muscolare e corposo l’album si offre a una doppia lettura, che non elimina però i dubbi sulla reale capacità del duo, capace di porsi su un gradino in alto rispetto a formazioni similari, la sola “Mary Is Mary” convincerebbe più di un ascoltatore e le innegabili trovate melodiche di “Milk And Honey” e “For Prayer” sono manifesto evidente di un talento non comune, ma la mia perplessità è che “The Knot” possa convincere solo una ristretta cerchia di appassionati del suono americano post-Velvet, che da oltre trenta anni regge le fila dell’underground statunitense.

Personalmente considero l’album, una gradevole conferma, la tristezza, la solitudine e la disperazione sono raccontate con un velato ottimismo che rende poetici gran parte dei testi, inoltre le due canzoni più solari - ”Take It In” e “Siamese” - varcano i confini del low-fi per accedere al miglior dream-pop.
Tra tutte le canzoni, meritano rilievo “Talking About Money”, un atipico country-rock la cui progressione marziale è punteggiata da accordi brillanti, e “Tattoo”, che cela dietro un grintoso wall of sound armonie ariose e preziose note di piano, ma la triade finale offre più di un motivo di perplessità: il gruppo cita stancamente se stesso senza convincere, non mancano spunti gradevoli e interessanti, ma si acuisce la sensazione che l’eccesso di deja-vu che accompagna l’ascolto vinca sulle buone vibrazioni che comunque aleggiano in molti brani.
Forse il polverone alzato dalla loro musica nasconde il loro valore, noi restiamo gradevolmente in attesa che la nebbia si diradi, senza distogliere l’attenzione da questa interessante formazione americana.

(05/12/2009)



  • Tracklist
 1. Milk and Honey
 2. For Prayer
 3. Take It In
 4. Siamese
 5. Talking About Money
 6. Mary is Mary
 7. Tattoo
 8. I Want for Nothing
 9. That I Do
10. Sight, Flight
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