Trio con base Firenze, formato da Andrea Angelucci (chitarra, voce), Lorenzo Bettazzi (basso, voce) e Stefano Tamborrino (batteria, voce), i Zenerswoon hanno dato prova di talento già con “There In The Sun” (Antidot/Stoutmusic, 2004). In questa loro prima uscita ufficiale, i tre dimostrano tanto assennatezza cantautoriale (“Trust No One”, “Two Flies”, “Glasses and Chains”, l’articolata “By The Riverside”), quanto propensione alla sofisticazione del pop radiofonico (“Fold”, “Keep Me Inside”), e pure un valido apporto alla sonata strumentale mediamente estesa (“Cold Train”).
Il nuovo “Frames” evita di far ristagnare lo stile, ma il suo maggior pregio è la prosecuzione del discorso atmosferico sul piano della libertà compositiva. Anzitutto, i Zenerswoon si danno a sprint hard-rock (“Spiders”, una buona prova di power trio) e a esperimenti ritmico-armonico-vocali che prendono il meglio di Motorpsycho e dei primi dEUS e ne stravolgono i presupposti (“Freedom Now!”, tra chitarra sinfonica, armonie vocali inquiete, variazioni sfuggenti). Così vale per “Now What It Seems”, un folk-rock sperimentale rabbioso ma pure tenuto a bada da un sentore sibillino alla Steely Dan, e insieme non-consequenziale.
Quindi “Still Mad About Me” chiama in causa un ibrido tra folk-rock e Chicago per rimpinzarlo di tempi fratturati, fino a una pace estatica a cappella (degna dei CSN&Y, ma ancor più dei Fleet Foxes).
Quello che in “There In The Sun” era appena accennato (la potenza strumentale) in “Frames” prende nuova linfa: gli svarioni emotivi di “Selfish Man”, la power ballad jazzata di “Then She Came”, e l’Aor nevrotico (ma passato al vaglio del post-rock recente) di “Tubchair”. Al contrario, quello che all’epoca del primo disco avrebbe brillato, qui suona eccessivamente allungato (“Her Flattery”).
In ogni caso, l’album svela il suo fiore all’occhiello in “Greta”, un tappeto lounge swingante che ospita un soliloquio di chitarra attorniato da effetti drone riverberati.
A parte la crescita dei tre come veri e propri strumentisti (oltre all’arcigno lavoro sull’interplay), e il supporto di un’enfatica produzione, c’è il dono del contrasto, del chiaroscuro imbottito, a dominare: un buon esempio di tecnica, ispirazione indebita e formato modesto volti a risultati sanguigni.
Qualità sancita anche dal passaggio alla promozione freelance di Urtovox (a cura di Paolo Naselli Flores), per Nowherez; distributore esclusivo: Audioglobe.
(15/04/2009)


