65daysofstatic

We Were Exploding Anyway

2010 (Hassle Records) | post-rock, elettronica

Ogni volta ci si sente destinatari di un monito, un caloroso invito a mandare affanculo ogni tipo di pregiudizio e catalogazione. Già da diversi anni i 65daysofstatic fanno parte di una ristretta schiera di gruppi – tra cui anche i Tortoise e i Rachel’s – che ha sempre fatto di tutto pur di sfuggire al definizionismo imperante dei confusi anni Duemila: gli esordi chiaramente improntati a un post-rock classico, seppur molto personale e variegato, sono stati il comune principio di un non comune percorso evolutivo, un’ibridazione di influenze compiutasi in parte nell’interessante “The Destruction Of Small Ideas”, nel quale si riscontrava già una quieta integrazione di sonorità più elettroniche. Ma il vero anello di congiunzione tra l’epoca rock e quella elettronica è un Ep del 2008, dove i nostri simulano un dj-set dell’Est europeo con tracce di pura Idm ultra-moderna, una musica cruda e alienante ma paradossalmente riflessiva, una sorta di delirio controllato fuori dai loro consueti schemi.

“We Were Exploding Anyway” invece, dal primo istante sino all’ultimo, sembra piuttosto un elogio del “fuori controllo”, una lunga e assordante trance di percussioni e tastiere multicolore che puntano a inebriare l’ascoltatore, spingendolo forzatamente al movimento. Le chitarre, pur nel loro ruolo essenziale, paiono un elemento obsoleto se confrontate con la ricchezza di suoni “meccanici” che i brani mettono in gioco uno dopo l’altro. Dopo l’emblematica apertura di “Mountainhead” inizia appunto un tour de force elettronico da mozzare il fiato: dalla drammatica freddezza di “Crash Tactics” alla ritmica asciutta, quasi battlesiana dell’imperativa “Dance Dance Dance”, i minuti corrono senza sosta in una furia omicida senza precedenti nella discografia dei 65daysofstatic; la tendenza verso un suono/volume totale è la controparte di una precisione chirurgica nell’alternanza tra la sezione ritmica e quella melodica, che trovano il loro connubio ideale in “Piano Fights”, nuovo cavallo di battaglia per le esibizioni dal vivo.

Il singolo di lancio “Weak4”, unico segnale che potesse prevenire (o alimentare)  lo stupore generale prima della pubblicazione ufficiale dell’album, ha un piglio decisamente più techno-discotecaro e precede il passaggio alla seconda metà dell’Lp: “Come To Me” è il primo di tre brani lunghi ed estenuanti, che sembrano aver perso ogni carattere riscontrabile negli scorsi minuti sfrenati; un cantato distante nella sua reiterazione, crescendo asettici e impersonali la cui durata non fa che nuocere al risultato, ovvero venticinque minuti di musica sfocata e poco coinvolgente. A questa sostanziale noia sembra voler rimediare l’iperattività di “Go Complex”, che in realtà si riduce a un caos inorganico, nuovamente giocato sull’effetto di assordamento. La conclusiva “Tiger Girl” si rivela decisamente meno irritante, sviluppando su dieci minuti una digressione dance-ambientale che in buona parte chiunque potrebbe scambiare per un brano dei Fuck Buttons.

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Oltre alla palese incoerenza nell’esposizione delle sue diverse anime, la pecca più notevole di “We Were Exploding Anyway” è il puntare sempre e comunque all’effetto stordente, al colpo di scena e al trip immediato, senza lasciarci nulla di davvero memorabile. Siamo certi che quest’anno i 65daysofstatic saranno sovrani di tanti festini e classifiche indie, ma difficilmente quest’ultima fatica potrà conquistare davvero nella sua (dis)integrità.

(10/05/2010)

  • Tracklist
  1. Mountainhead
  2. Crash Tactics
  3. Dance Dance Dance
  4. Piano Fights
  5. Weak4
  6. Come To Me
  7. Go Complex
  8. Debutante
  9. Tiger Girl
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