Atheist

Jupiter

2010 (Season Of Mist) | technical death metal, progressive metal

A nessuno piacciono le reunion. Quelle forzate s'intende, quelle che negli ultimi tempi abbiamo visto proliferare come in un unico, squallido carrozzone di leggendarie cariatidi, una "operazione nostalgia" atta a racimolare gli ultimi dollari che un grande nome può far sborsare ai fan più irremovibili. Ma va contemplato anche il caso in cui, a distanza di qualche anno, si avverta una nuova e autentica spinta a creare, a imporre ancora una volta le proprie regole nel relativo ambito musicale.
E il caso è proprio quello degli Atheist, autentica istituzione del metal tecnico anni 90, per quanto sui generis nella loro fusione tra ritmiche death e fraseggi al limite del jazzistico. Quasi vent'anni li separano dal loro apice "Unquestionable Presence", mentre la reunion ufficiale risale all'estate 2006, che li ha visti di nuovo sui palchi europei e statunitensi. Il tempo di arruolare un altro chitarrista e in studio viene partorito il quarto album ufficiale, straordinaria prova di come il tempo sia un dato relativo, quando ci sono di mezzo talento e passione.

Fate conto che le più svariate derivazioni metal degli scorsi decenni siano state fatte macerare e mescolate a lungo, per poi venire distillate in un'unica soluzione: "Jupiter" è un puro concentrato di velocità e tecnica, un magma ancora caldo modellato con precisione chirurgica. Se venisse spogliato di tutte le contaminazioni, non si faticherebbe a pensare che sia opera dei Megadeth ai tempi di "Rust In Peace" (complice anche la voce di Kelly Shaefer), ma gli Atheist di oggi sono molto di più, un cerbero dalle molteplici teste, pronto a scagliarsi sulla preda.

Vorticosi fraseggi chitarristici e batteria martellante sono gli ingredienti base di questa miscela altamente eclettica, che alterna riff smaccatamente thrash a ipnotici intrecci progressive. Il brano d'apertura "Second to Sun", con un rigore matematico degno dei Dillinger Escape Plan, ci catapulta da subito nell'occhio del ciclone, dal quale è garantito che non usciremo per tutta la durata. Nelle continue mutazioni ritmiche e melodiche c'è spazio anche per digressioni black metal ("Live And Live Again", "When The Beast"), assoli power-sinfonici ("Fictitious Glide") e uno strisciante stoppato davvero vintage (si può dire?). Il suono poderoso tende purtroppo a lasciare in secondo piano i sempre azzeccati giri del basso, che quando però riesce a emergere dal caos regala dei puntualissimi slap dal gusto quasi funky.
Miniature di pregevole fattura, non semplici schegge di furore sconclusionato: "Jupiter" è anche e soprattutto un disco di canzoni e relativi testi - inevitabilmente di stampo anti-clericale, come la denuncia dei casi di pedofilia in "Fraudulent Cloth" e la chiara assonanza blasfema di "Faux King Christ".

In poco più di mezz'ora, come sempre nel caso degli Atheist, si consuma un artificio di grande effetto, conciso ma senza esclusione di colpi, sopra le righe ma equilibrato al massimo. Va detto però che probabilmente l'ultima fatica degli Atheist ingloba anche, a seconda dell'ascoltatore, tutti i pregi o difetti del genere cui fa capo (ma quale?), con l'aggravante di un artwork tipicamente tamarro e un'iper-produzione dal suono immacolato, elemento che i puristi (Dio ce ne scampi!) faranno fatica a digerire ripensando alle grezze atmosfere dei primi lavori. C'è tanta tradizione, persino lontane reminiscenze maideniane, ma anche una forte spinta al futuro; i nostri decidono di non aggrapparsi avidamente agli abbondanti cliché del mestiere, ma di plasmarli per creare a tavolino una moderna deontologia del metal tecnico, ristabilendo ex novo il loro dominio di una volta. Che vi piaccia o no, qui si fa sul serio.

(20/11/2010)

  • Tracklist
  1. Second To Sun
  2. Fictitious Glide
  3. Fraudulent Cloth
  4. Live And Live Again
  5. Faux King Christ
  6. Tortoise The Titan
  7. When The Beast
  8. Third Person

 

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