Broken Bells

Broken Bells

2010 (Columbia) | psych-pop

Continua il viaggio a tappe di Danger Mouse nel mondo del rock alternativo americano, cominciato con Beck, proseguito coi Black Keys e con il compianto Linkous e ora approdato alle porte del leader degli Shins, James Mercer. Il loro incontro ci riporta ad addirittura sei anni fa, nel backstage del festival danese di Roskilde, quando ancora la band di Portland era in piena attività. Impegnato in un problematico rimpasto del gruppo, Mercer è stato sequestrato dal produttore più in voga del momento nel 2008 per alcune settimane insieme, nelle quali hanno posto le basi per questa uscita congiunta a nome Broken Bells. Operazione tenuta segreta fino ad ora, il disco omonimo unisce le due anime, il pop della West Coast di Mercer e le fiabesche suggestioni elettroniche di Burton.

"Volevamo essere nel nostro piccolo mondo, per questa cosa", ha dichiarato Danger Mouse stesso. E un "piccolo mondo" sono riusciti a creare, in effetti. Una lunga favola a tinte pastello con Mercer alla chitarra, sporcata dalle evocative intrusioni di Burton, ora sintetiche, ora morriconiane: melodie estremamente semplici, sviluppate su tempi sostanzialmente coincidenti per tutto il disco, addirittura con lo stesso andamento. Programmatica ed esemplare è l'iniziale "The High Road", singolo di lancio del progetto, semplice giro d'accordi che si ripete per tutto il pezzo, salvo un cambio di tonalità. Introdotta dal consueto ricamo di Burton, la canzone si sviluppa nel dialogo tra lo spaghetti-western notturno intonato da Mercer e le armonie quasi beachboysiane della fase finale.

Dopo una "Vaporize" che non scopre troppo le carte, non fosse per la crescente impronta sixties data dal sottofondo di Wurlitzer, bisogna aspettare "Your Head Is On Fire" per cogliere la prima variazione sul tema. Dalle intenzioni piuttosto prevedibili e dalla melodia meno immediata che in altri episodi del disco, il brano svela improvvisamente, nell'atmosfera soffusa e banalmente sognante d'intreccio vocale, aperture d'archi ed elettronica "casalinga". Sorprende maggiormente il falsetto di Mercer in "The Ghost Inside", electro-pop ammiccante, ancora contraddistinto da una linea melodica estremamente semplice, quasi infantile, nel bene e nel male. Come se i due volessero dimostrare di saper "sperimentare" partendo da una base essenziale, quattro quarti equidivisi in quattro accordi: una sfida ambiziosa, garantire l'easy listening lasciando spazio alla creatività.
E' il caso, ad esempio, di "Sailing To Nowhere", favoleggiante racconto da pianista sull'oceano dalle vaghe tinte elliottiane, con tanto di comparto d'archi quantomai arioso, che sovrasta l'iniziale stornello da cameretta, volo di fantasia che si fa realtà.

Piccoli momenti di fascino, di potenza visionaria anche: nello sviluppo del disco rimangono un po' in disparte, a dire il vero. In fin dei conti, il lavoro di Danger Mouse, così come per l'ultimo disco dei Black Keys, non può fare più di instillare brevi, fugaci immagini; difficilmente ne cambia del tutto la stoffa.
Lascia giusto aperto uno spiraglio per eventuali future collaborazioni, che esulino da quanto proposto nel resto del disco, nella conclusiva "The Mall & Misery", strana staffetta tra una cavalcata nel deserto, all'albeggiare, tra una slide e un montare d'archi, e un motivo Fleetwood Mac rimbeccato da schitarrate post-punk. Tutto molto bizzarramente bello, ma si spera sempre in un seguito più di sostanza.

(13/03/2010)



  • Tracklist
  1. The High Road
  2. Vaporize
  3. Your Head Is On Fire
  4. The Ghost Inside
  5. Sailing To Nowhere
  6. Trap Doors
  7. Citizen
  8. October
  9. Mongrel Heart
  10. The Mall And Misery
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