Johnny Cash

American VI: Ain't No Grave

2010 (American Recordings/ Lost Highway) | country

"Don't look so sad/ I know it's over"

Pacificato. Consapevole. Pronto.
Questo è il ritratto di Johnny Cash che emerge dal sesto e, si presume, ultimo album della serie American Recordings, pubblicato in concomitanza con quello che doveva essere il settantottesimo compleanno del cantautore americano.

Uscite, pare, dalle stesse sessioni del precedente album, pure le canzoni di "American VI" non si riescono ad analizzare (solo) per la musica in esse espressa ma vanno considerate anche per il contesto, il messaggio che comunicano.
Ogni canzone, infatti, pare scelta per figurare un pensiero attinente agli ultimi anni di Cash, parole prese in prestito per descrivere i propri stati d'animo per diventare una specie di testamento, di ultima intervista, di lettere aperte nelle quali esternare i sentimenti in un momento terribile della propria vita.
Guardando in faccia la morte.

La combattività ("ain't no grave/ that hold my body down"), la speranza e la fede ("there is a train that's heading/ straight to heaven's gate"), la pace serena della rassegnazione ("I'll leave this world/ with a satisfied mind"), l'abbandono degli sbagli e dei dolori terreni ("and it's wonderful now/ I don't hurt anymore") e l'ultimo saluto di chi crede che la morte non sia la fine ("one fond embrace/ before I now depart / until we meet again").
La sensazione che scaturisce dall'ascolto di queste parole cantate dalla voce del nostro, non più gagliarda come un tempo ma rotta dagli acciacchi di una vita, fa passare in secondo piano il fatto che quelle di "American VI" non siano le cose migliori edite dall'artista sotto l'egida di Rick Rubin.

Nonostante non regga il confronto con altri lavori, questo album però regala pezzi di assoluto valore; i rintocchi del folk-blues gravoso di "Ain't No Grave", l'orchestrazione discreta ma efficace della splendida "Redemption Day" (a firma Sheryl Crow), la delicatezza del romanticismo di quella "For The Good Times" che fu di Kris Kristofferson, la rinnovata bellezza del puro country di "I Don't Hurt Anymore" o la timida solarità di "Can't Help But Wonder Where I'm Bound", sono episodi che ci offrono ancora un grande Johnny Cash.

In definitiva, se Mr. Rubin (che pure non ci sembra il tipo) vorrà risparmiarci azioni di reiterato sfruttamento postumo, "American VI: Ain't No Grave" sarà l'ultimo canto di un artista fuori dal comune, un addio toccante come al solito, creato con quell'onestà e semplicità interpretativa che hanno reso Johnny Cash una delle cose più belle e sincere nella musica degli ultimi anni.

"I have been around this land/ just doing the best I can". E di questo, non so voi, ma il sottoscritto non può far altro che rendergliene grazie in eterno.

(01/03/2010)

  • Tracklist
1. Ain't No Grave (Gonna Hold This Body Down) icon_video
2. Redemption Day
3. For the Good Times
4. I Corinthians 15:55
5. Can't Help but Wonder Where I'm Bound
6. A Satisfied Mind
7. I Don't Hurt Anymore
8. Cool Water
9. Last Night I Had the Strangest Dream
10. Aloha Oe
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