Connan Mockasin

Please Turn Me Into The Snat

2010 (Phantasy Sound) | psych-pop, folk-jazz, etno-beat

Nuova Zelanda anno 2004, Connan Hosford (voce, chitarra), Ross Walker (basso), Seamus Ebbs (batteria) si avventurano sulla strada di un pop-blues alieno e malinconico, la loro attitudine jazz dà libertà a una contaminazione stilistica multiforme. Come un'enorme spugna, il gruppo assorbe pulsioni soul-black da Fatboy Slim e Shuggie Otis, governa le modernità elettroniche dei Late Of The Pier, scivola su malsane trame pop lisergiche alla Crowded House e Lawrence Arabia, confondendo i maniaci delle catalogazioni stilistiche.
 
"Please Turn Me Into The Snat", quarto progetto di Connan Mockasin e suo primo album solista, può essere considerata la sua opera della maturità, nella quale il surreale si trasforma definitivamente in poesia, la Stratocaster destrutturata rende ancor più spettrale e fantasmagorico il sound, mentre un bizzarro gusto melodico, unito al frammentato equilibrio ritmico e alla voce infantile, conduce il mix di soul, blues, jazz, pop e psichedelia verso lidi originali e gustosi come un trip.

Hallo Connan cantano i fanciulli in apertura, introducendo "Megumi The Milkyway Above", un brano che disegna senza alcun confine le linee guida di "Please Turn Me Into The Snat", per poi affondare nel soul sognante e psichedelico di "It's Choade My Dear".
Ma Connan ama lo sberleffo e gioca con le sue fantasie infantili coordinando suoni di carillon ("Quadropuss Island") e funky trifolato ("Forever Dolphin Love") in una sequenza da film horror che sgomenta e travolge; sono dieci minuti di estasi quelle che scorrono nelle pagine centrali dell'album, un corpo morbido nel quale Connan affonda folk, funky, pop, world music dai toni orientali e paesaggi da science fiction orchestrati in stile Esquivel, mentre tutto rimbalza sulle sonorità plastiche e abilmente manipolate che evidenziano la cultura free-jazz dell'autore.

Connan Mockasin supera agilmente la prevedibilità attraverso soluzioni atonali che incantano a ogni ascolto. La cantilenante "Faking Jazz Together" e la canzonante "Egon Hosford" costituiscono le due facce di una medaglia che sembra liquefarsi al contatto dell'orecchio per trasformarsi in uno scontro armonico adorabile.
Non chiedetevi se vi sia dell'ironia nel canto nasale di Connan o se la distorsione sonora che aleggia in ogni brano sia frutto di abilità o incoscienza, "Please Turn Me Into The Snat" non è un album di musica logica, questo senza essere nondimeno fruibile e leggero come un marshmallow sul fuoco.
Pop trasversale, psichedelica gocciolante, soul da eunuchi, elettronica senza ogm, ovvero un album innovativo senza nulla di nuovo, ma suonato come nessuno lo ha mai suonato, un piacevole inganno della mente che trascina i sensi eludendo domande e risposte.

(26/02/2011)



  • Tracklist
  1. Megumi The Milkyway Above
  2. It's Choade My Dear
  3. Faking Jazz Together
  4. Quadropuss Island
  5. Forever Dolphin Love
  6. Muss
  7. Egon Hosford
  8. Unicorn In Uniform
  9. Grampa Moff
  10. Please Turn Me Into The Snat
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