Coral

Butterfly House

2010 (Deltasonic) | pop, psichedelia

Cartografando la produzione discografica dei Coral, si può osservare come dall’arrischiata schizofrenia psichedelica del primo indimenticabile album (un ardito bazar infarcito di eccentriche chincaglierie freakbeat a profusione) la band di Liverpool abbia poi progressivamente imboccato la china discendente di un ritorno sempre più marcato all’ortodossia di un revivalismo nostalgico senza troppi sussulti. Uniche parziali eccezioni, a pensarci, il coltivato stranismo patafisico da retrobottega dei sogni del tascabile “Nightfreak And The Sons Of Becker” e i lampi di fantasia (ok, non sempre propriamente indimenticabili) di “The Invisible Invasion”.

Come i concittadini Gomez (altri sublimi collezionisti di assortite dagherrotipie sixties, nonchè falsificatori calligrafici di primissimo pelo), o anche i Bees, domiciliati non per niente nell’isola di Wight (li ricordate?), i Coral hanno più o meno consapevolmente deciso di seppellirsi vivi in una cripta sottratta al fluire impietoso del tempo, per continuare a coltivare e perfezionare ad libitum la sontuosa arte di un filatelia musicale dai tratti quasi maniacali nel suo onnivoro collezionismo.
Intento senz’altro ammirevole, non fosse altro che per la cura e la passione davvero infinite con cui questo quintetto allinea, anche nel nuovo “Butterfly Houses”, tante multicolori figurinepsych-pop e microscopici francobolli imperlati di bizantinismi compositivi da godere a fil di lente di ingrandimento anche nel più piccolo dei loro dettagli grafici, cogliendo rimandi (mai dissimulati) a Love, Zombies, Donovan, Big Star, Monkees, Incredible String Band o Kinks (provate ad assaggiare pasticcini come “Sandhills”, “Grenn Is The Colour”, “1000 Years” o “Two Faces” e poi fateci sapere). Ghirlande di cori floreali e un certo tono messianico di rinascita fisica e spirituale (vien da pensare in ragione delle difficoltà patite dal gruppo in seguito all’addio sofferto del sesto membro Bill Ryder-Jones), fanno la piccola (ma credibile) fortuna di questo quinto album impacchettato dai liverpooliani assieme al celebrato capocuoco John Leckie, che rischia davvero di diventare il lavoro stilisticamente più equilibrato e compiuto della band da un quinquennio abbondante a questa parte.

I Coral saranno forse un improbabile ufficio stampa per le delizie turistiche di un decade musicale (i magnifici Sessanta) solo immaginata dai nostri e probabilmente mai davvero esistita (almeno per come ci è stata diligentemente raccontata da mitografi troppo solerti), eppure il caleidoscopio smerigliato di canzoni offerto dalla band vale comunque la monetina richiesta, per chi saprà meritarselo.

(09/08/2010)

  • Tracklist
1. More Than A Lover
2. Roving Jewel
3. Walking In The Winter
4. Sandhills
5. Butterfly House
6. Green Is The Colour
7. Falling All Around You
8. Two Faces
9. She's Comin' Around
10. 1000 Years
11. Coney Island
12. North Parade
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