Un anno si chiude ed è bene salutarlo con qualche buona speranza per il successivo: a venirci incontro in questo caso è un quintetto americano, gli Elephant Revival. Il loro "squarcio nelle nuvole" è un delizioso Ep di cinque tracce, che permette appunto di confidare in una buona sorpresa per il nuovo anno, allorché – si spera – i Nostri si decideranno a presentare il loro primo lavoro sulla lunga distanza. Intanto qualche segnale di riconoscimento è stato loro dato, ad esempio attraverso il regista indipendente Mike Eberle, che è stato talmente impressionato da una loro esibizione live (hanno seguito, tra gli altri, i Little Feat) da dichiarare: "Quando ascolto gli Elephant Revival sono colpito dalla mia incapacità di affibbiare loro una definizione. Sono obbligato a confrontarmi con la musica così com'è, con una disposizione d'animo virginale. Di conseguenza pare che stia facendo esperienza della musica e delle sue gioie per la prima volta".
Per chi bazzica il genere sarà difficile riconoscere lo stesso stupore, ma è sicuramente vero che nella musica degli Elephant Revival alberga qualcosa di istintivo, di vitale e frizzante. Saranno forse le ampie, esuberanti sventagliate d'archi di "Point Of You" o della strumentale "Lexington", il vibrante formicolìo chitarristico o di banjo (la bella "Drop", "Feathers Rise"): il fascino di un passato mitico, romanticamente avvolto di grandi drappi sanguigni, è forse ciò che attira di più di quest'uscita, in questo senso vicina a quei Black Prairie che possiamo vedere come parziali iniziatori di questo nuovo riflusso tradizionalista d'oltreoceano. Recupero degli strumenti tradizionali (non solo fiddle, mandolini, banjo di ogni tipo e misura, ma anche una "sega musicale"), attitudine da compagnia itinerante, non priva di una certa teatralità (viene in mente anche l'interessante lavoro di Anais Mitchell di quest'anno), ma non solo.
Gli Elephant Revival hanno dalla loro anche una intensa capacità compositiva, sia nella costruzione melodica (questa, in particolare, mai scontata in questo genere di uscite) che nella cura negli arrangiamenti. In questi cinque pezzi i Nostri sanno variare registro con una certa personalità: si guardi al crescendo di "Go On", dall'arpeggio sussurrato ai densi movimenti d'archi, fino al prepotente assolo finale.
Teniamoli d'occhio.
27/12/2010