In molti casi è successo che un album solista (o anche un side-project), specialmente se registrato quando il gruppo di appartenenza prende una pausa tra un progetto e un altro, abbia dato la possibilità all'artista di sperimentare, di percorrere nuovi territori e togliersi qualche sfizio. Fyfe Dangerfield qui sembra invece più accessibile e sobrio del solito, e abbandona per un attimo certi vezzi per confezionare un album intimo (il tutto sarebbe ispirato a una storia d'amore), più diretto e che rimescola elementi dei due dischi dei Guillemots smussando gli angoli e tuffandosi nella miglior tradizione della pop-music inglese e statunitense, opportunamente filtrata nei dodici nuovi brani.
Per questo, se l'iniziale, saltellante "When You Walk In The Room" (in bilico tra i primi Supergrass e i New Radicals di Gregg Alexander) può ricordare alcuni episodi di "Red", la successiva "So Brand New" (quasi una "Girl, You'll Be A Woman Soon" per il nuovo millennio, con luci soffuse e cori alla Beach Boys) già è in grado di mostrare un lato della personalità di Dangerfield finora inedito ai più. Non solo gli arrangiamenti sono più semplici (niente ticchettii di macchine da scrivere o suoni di orologi a cucù, insomma), ma anche dai testi traspaiono immagini meno peculiari. Forse c'è meno poesia, ma l'artista riesce a evitare di esagerare con lo zucchero. "Voglio stare con te per tutto il giorno", ripete in una delle sue canzoni più riuscite e toccanti, "Barricades" (immaginate un ibrido tra Damien Rice e il Maximilian Hecker di "I Am Falling Now"). Ma dopo un'altra ballad c'è posto per "Faster Than The Setting Sun" (è presente anche la diversamente arrangiata single version): ascoltandola bene sembrerebbe la miglior canzone che David McAlmont e Bernard Butler non hanno mai inciso (e non è un caso che ci sia proprio lo zampino dell'ex-chitarrista dei Suede, coinvolto nella produzione).
Più volte durante l'ascolto del disco ci imbattiamo in cambi d'umore e di ritmo. Dopo le romanticherie di "Livewire" e "Firebird" arriva il primo singolo estratto, ovvero il delizioso pastiche disco-orchestrale "She Needs Me" (stavolta la pietra di paragone è "Livin' Thing" degli Electric Light Orchestra), e alla fine c'è anche un synth-pop anni Ottanta ("Any Direction"). La cover di Billy Joel, insieme ad altre due canzoni - in precedenza disponibili in una lussuosa edizione limitata destinata ai fan più affezionati, insieme ad altri pezzi provenienti dalle stesse sessions - e al già citato "single mix" di "Faster Than The Setting Sun", è stata inserita nella più recente ristampa inglese. Pur essendo una strategia vincente ("Fly Yellow Moon" è tornato immediatamente nell'Album Chart britannica tra le prime venti posizioni) resta sempre discutibile l'idea di far comprare due volte lo stesso disco a chi ha sostenuto da subito l'artista. L'interpretazione di Fyfe Dangerfield suona vulnerabile, meno sicura di quella di Joel, ma per alcuni versi è proprio questo l'aspetto che le conferisce un particolare appeal.
I Guillemots stanno già registrando il loro prossimo album. Nel frattempo possiamo gustarci questa collezione di canzoni che entrano in punta di piedi e poi, quando meno ce l'aspettiamo, esplodono dagli speaker - proprio come nelle storie d'amore, si passa infatti dall'infatuazione alla malinconia in un imprevedibile vortice di intense emozioni.
(14/07/2010)


