Peter Gabriel

Scratch My Back

2010 (Virgin) | pop orchestrale

Trent'anni fa era Here Comes the Flood: ora infine il diluvio è arrivato. "Scratch My Back" è un album zuppo, grondante. Di pioggia, che ricorre in qualche testo, ma soprattutto di memoria.

Un album di cover è in genere segno di stanca creativa. Lo sa bene Peter Gabriel, che in quarant'anni di carriera le idee le ha perse e ritrovate più e più volte - non intende incappare in un disco calligrafico o campare sull'ispirazione altrui.
L'obiettivo di Gabriel è il distacco emotivo, e cantare canzoni di altri uno strumento per raggiungerlo. Le tracce suonano lontane. Pezzi vecchi e recenti sono echi di vite passate, cimeli di emozioni persi nella memoria.

Quel che resta dopo il diluvio. Ultimo uomo sulla terra, Gabriel cerca il tepore dei ricordi, sommersi da una spessa coltre orchestrale. Ma tutto è sbiadito, fradicio: la memoria ha mutato ogni nota e ogni immagine. Non c'è più lo spaesamento eccitante dello straniero, in "The Boy In The Bubble", non c'è più l'impeto rivoluzionario dell'amore in "Heroes", né la depressione metropolitana in "Street Spirit". Al loro posto solo un'autocommiserazione rassegnata. E gocce di pianoforte che scendono lente, e la risacca degli archi, e un minimalismo letargico, che lambisce la desolazione degli ultimi Talk Talk.

Memorie e rimpianti di chi vede tutta la vita alle spalle. E Gabriel torna, per un'ultima volta, a essere il vecchio di "The Musical Box": un relitto incagliato da eoni, schiavo dei ricordi, ormai incapace di provare passioni se non per interposta persona.
Eppure, qualcosa affiora. Pian piano le nubi si aprono, e trapela un raggio di luce. Accade in "Mirrorball", in "Flume". In "My Body Is A Cage" la schiarita segue una tempesta in piena regola. "The Book Of Love" riesce perfino a spezzare il gioco del tempo, e riportare in vita l'euforia trasognata dell'innamoramento.
In "Listening Wind" il ricordo si fa più intenso dell'evento originale. Refoli d'archi e parole sospese: uno di quei mulinelli che nascono come per incanto e in un attimo si dissolvono, lasciando nell'aria un vago sentore di magia.
Come questo disco. Un prodigio inatteso, uno scherzo del vento. Che svanisce sulle parole di "Street Spirit": fade out, again...

"Scratch My Back" è frutto di un progetto di "scambio cover". Gli artisti qui omaggiati da P.G. realizzeranno a loro volta una cover di un suo pezzo. Il primo, "Not One of Us" in versione Stephin Merritt (Magnetic Fields), è la b-side del singolo di lancio "The Book of Love".

(04/02/2010)

  • Tracklist
  1. Heroes [David Bowie]
  2. The Boy in the Bubble [Paul Simon]
  3. Mirrorball [Elbow]
  4. Flume [Bon Iver]
  5. Listening Wind [Talking Heads]
  6. The Power of the Heart [Lou Reed]
  7. My Body Is a Cage [Arcade Fire]
  8. The Book of Love [Magnetic Fields]
  9. I Think It's Going to Rain Today [Randy Newman]
  10. Après Moi [Regina Spektor]
  11. Philadelphia [Neil Young]
  12. Street Spirit (Fade Out) [Radiohead]
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