Gnaw Their Tongues

L'Arrivée de la Terne Mort Triomphante

2010 (Crucial Blast) | hellish symphonic black-doom metal, doodmuziekjes

"Then the fifth angel poured out his bowl on the throne of the beast, and his kingdom became full of darkness; and they gnawed their tongues because of the pain. They blasphemed the God of heaven because of their pains and their sores, and did not repent of their deeds" (Revelation, 16:10-11).

Il viscerale impatto sinfonico, il corale polifonico di anime dannate, le urla avernali, i rombi distorti e galattici del basso: lo scenario con cui si apre “L'Arrivée De La Terne Mort Triomphante” (concept album sul tema della morte) è incredibilmente temibile ed espressionista, sostanzialmente vicino alle texture perniciose di “Rend Each Other Like Wild Beasts, Till Earth Shall Reek With Midnight Massacre” (opera che portava la sua ricerca verso lande sempre più astratte), ma notevolmente più compiuto, estremo avamposto di una delle odissee musicali più agghiaccianti degli ultimi anni.
La tensione tra plumbeo tormento demoniaco e sotterranea vertigine celestiale è una delle caratteristiche più eclatanti della produzione di De Jong (conosciuto anche col nome di Mories). La sua musica, piena di innumerevoli stratificazioni e di infiniti rimandi interni, ha sempre rappresentato, al di là del valore dei risultati, una bella sfida. Fatta una rapida panoramica sulla sua produzione, risulta evidente che è l’astrazione gotico-industriale il suo locus sonoro privilegiato (almeno a partire da “Reeking Pained And Shuddering”), anche se il tutto è mediato da una fantasia burrascosa, dove l’ultra-doom d’ascendenza Khanate, scorie lo-fi noise, tetre colate dark-ambient e ragnatele di musica concreta trovano un raccapricciante punto di contatto, in un diffondersi di lacerazioni estreme, spettrali psicosi omicide e un’angoscia senza pari che l’impianto sinfonico (tra le sue influenze, l’olandese di Drachten - nato a Paramaribo nel Suriname - cita Schnittke, Shostakovich, Berio, Varése, etc., anche se l’impianto è decisamente wagneriano) contribuisce ad accentuare.

“Les Anges Fremissent Devant La Mort” (il cui finale è uno spaventoso tripudio di schianti monumentali e voci agonizzanti che marciscono all’inferno) si apre, quindi, in un’apoteosi di timpani e percussioni che vacillano marziali, mentre il richiamo di un corno profila l’avvento di un terribile rituale di autoflagellazione. Davvero, come il Nostro ebbe a dichiarare qualche tempo fa, “questa musica non finge” ma, avendo a che fare con la realtà delle cose, “è fatta di orrore puro”.
La sua “doodmuziekjes” è letteralmente subissata dalla continua deflagrazione di un epos maligno, tra crescendo apocalittici, dissonanze perentorie e miasmi deleteri. Difficile immaginare una musica più allucinata (anche gli Abruptum sono nel suo cuore, potete scommetterci!) e massacrante. Difficile immaginare una musica più adatta per sfogare la rabbia e la disperazione che ci assalgono dinanzi all’evidenza del Male.

Eppure, c’è del raziocinio, qui dentro. Il disastro dell’anima è minuzioso, chirurgico. La devastazione di “La Mort Dans Toute Son Ineffable Grandeur” sta lì a testimoniarlo, se ancora ce ne fosse bisogno, lasciandoci l’impressione, alla fine, di aver ascoltato una versione distorta, torturata (e finanche scagliata nello spazio più profondo da uno stormo di violini da brivido!) degli Art Zoyd. Quello che in passato era un organismo in divenire (spesso e volentieri conteso tra un’impossibile fedeltà a un retroterra black-metal già, comunque, “oltrepassato” e una ambient-noise blasfema dalle tinte post-industriali), oggi (grazie anche a un più deciso lavoro in fase di produzione) è finalmente un corpo sonoro maturo, bilanciato tra impeto nichilista e fermento lirico-descrittivo. Così, insieme al prodursi torrenziale del caos, ecco soundscape magniloquenti, attimi di assoluto terrore e incontenibili “masse sonore” varésiane che attraversano, da parte a parte, questo campo di battaglia immaginario.
L’attacco di “Le Chant De La Mort” è pura distruzione: vale da solo il prezzo del disco…, ma tutto il brano è una catastrofe continua, un ferocissimo kammerspiel dell’oltretomba con uno scream tanto insano da costringerci a guardarci le spalle. La conclusiva e funerea “Le Trone Blanc De La Mort” materializza, invece, dei Black Tape For A Blue Girl particolarmente depressi, intenti a sonorizzare la definitiva tumulazione di tutti i sogni di questo mondo.

Con “L'Arrivée De La Terne Mort Triomphante”, la “weltschmerz” di Maurice De Jong raggiunge, insomma, l’apoteosi, mostrando il lato più malsano di una musica dalle sconvolte proporzioni bibliche che è, probabilmente, il corrispettivo musicale più “realistico” e sincero del tracollo morale e della decadenza del nostro tempo.
Adoratelo in religioso silenzio.

(11/12/2010)

  • Tracklist
1. L'Arrivée de la Terne Mort Triomphante
2. Les Anges Frémissent Devant la Mort
3. La Mort Dans Toute Son Ineffable Grandeur
4. Le Chant de la Mort
5. Le Trône Blanc de la Mort
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