Gonjasufi

A Sufi And A Killer

2010 (Warp) | psych-dub, mush up

Sumach Valentine è un predicatore Yoga, un filosofo, un ex-rapper, un cantore mistico perduto nel deserto del Nevada, tra spiriti e sciamani d'altri tempi. Una creatura fuori dal mondo, dunque. Ma non solo. Sumach Valentine è anche Gonjasufi. Un musicista dalla doppia anima, vocalist e scultore mush up capace di rapire in un sol colpo la mente e il cuore di tre produttori sacri dell'elettronica odierna: Gaslamp Killer, Flying Lotus e Mainframe.

"A Sufi And A Killer" è l'esordio che non t'aspetti da un artista scovato col lanternino. Ma è anche l'ultima rivoluzione retro-futurista di casa Warp. Un disco dalle articolazioni più disparate, calibrato seguendo direzioni quartomondiste e suggestioni naif, ancorato in ogni sua diramazione a una sporca teatralità dub, figlia tanto del post-hop più allucinato, quanto dei maniaci del campionamento della Stones Throw. Un'opera dall’inquadratura multipla, che incarna la lezione di uno stregone in fuga dalla pochezza del materialismo moderno, e che proietta attraverso basi distorte (generosamente offerte da sua maestà Mainframe) la rabbia, l'inquietudine sghemba di un uomo e del suo nutrito capezzale di adulatori/producer.

"A Sufi And A Killer" racchiude frammenti di idolatria Tricky, patchwork africani, gemiti indiani, giamaicana magniloquenza, melodie oppiacee, litanie arabe e lacrime hindu. Valentine sgancia diciannove siluri scanditi da suoni analogici vintage, goliardicamente imperfetti e sbilenchi, schizzati da un groove coalizzato in un fluire malsano di psichedelia d'annata e ripescaggi immondi, che spiazza, conforta, paralizza. Gonja, da buon samaritano, pesca e cuce memorie soniche teutoniche dirottandole verso improbabili lidi africani. E così, "Rebirth" ingaggia la ritmica dingeriana di "Cassetto", prima che "Kowebz" e "Ancestors" brontolino sedate in un tiepido miraggio psycho-dub. Le caldissime movenze soul in salsa soap di "Sheep" cullano fino a spegnersi in un'apoteosi di miagolii califfi. Mentre "SuzieQ" è "I Wanna Be Your Dog" deturpata con scazzo e insano coraggio. Allo stesso tempo, "Change" è l'omaggio/campionamento al gran maestro Hayes.

Al giro di boa, "Dust" riporta in auge l'ardita maestria di Randy California. Ma è nelle pulsazioni robotico-sciamaniche di "Holidays" che Valentine raggiunge a pieno regime quel climax di estatica impercettibilità che caratterizza il suo creato. I battiti lunari di "Love Of Reign" e "Advice", intrisi di mistero e nichilismo afro, mostrano le floride zone d'ombra dell'album. Così come i tumulti etno gonghiani di "Klowds" e la tastierona alienata di "Dednd" aggiungono le dovute spezie in ricetta.
Chiude il cerimoniale l'ubriacante nenia "Made", suggellando la bontà e l'estro di un maestro Sufi e della sua reincarnazione in musica.

(12/03/2010)

  • Tracklist
  1. Rebirth
  2. Kobwebz
  3. Ancestors
  4. Sheep
  5. She Gone.
  6. SuzieQ
  7. Stardustin'
  8. Kowboyz&Indians
  9. Change
  10. Dust
  11. Candylane
  12. Holidays
  13. Love Of Reign
  14. Advice
  15. Klowds
  16. Ageing
  17. DedNd
  18. I've Given
  19. Made
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