Ed Harcourt

Lustre

2010 (Piano Wolf) | songwriter, pop

C'è stato un periodo, tra il 2000 ed il 2003, nel quale Ed Harcourt era anche più di una promessa per quanto riguarda il cantautorato pop: semplicemente l'artista inglese era un vero e proprio punto di riferimento. L'Ep "Maplewood" e i primi due Lp, "Here Be Monsters" e "From Every Sphere", sono gemme preziosissime, nonché esempi illuminanti di cosa si deve fare per unire al meglio la classe e la ricercatezza della musica d'autore con la freschezza e la capacità di coinvolgimento del pop. Melodie tanto brillanti quanto raffinate, emotività straripante, arrangiamenti elaborati quanto basta per essere sempre in grado di dare brio e freschezza in modo intelligente e intrigante, interpretazioni vocali molto intense nella loro morbidezza, il giusto tocco di imprevedibilità.
Il terzo disco "Strangers", del 2004, ha rappresentato una caduta tanto fragorosa quanto inaspettata, e solo parzialmente riscattata dal godibile "The Beautiful Lie", uscito nel 2006.
Dopo l'antologia pubblicata nel 2007, l'ascolto di questo "Lustre" serve a capire se questi quattro anni passati dall'ultima raccolta di inediti sono serviti al cantautore di Wimbledon per ritrovare la vena degli esordi, o quantomeno qualcosa che le somigli.

"Lustre", nel complesso, appare come un lavoro con luci e ombre, ma che purtroppo si porta dietro un difetto strutturale per il quale difficilmente sarà apprezzato da chi segue Harcourt fin dall'inizio. Infatti l'impressione, forte fin dal primo ascolto, è che il Nostro abbia perso tutta la voglia non tanto di osare, perché come abbiamo visto il tasso di audacia nelle sue opere è sempre stato misurato, ma quanto dell'andare al di là rispetto alla semplice esecuzione di un compitino. Perché al di là di un senso melodico che si mantiene discreto e continuo, della riconoscibilità del modo in cui Harcourt utilizza il pianoforte e la chitarra per concretizzare le proprie idee, della buona varietà in fatto di arrangiamenti, del timbro vocale che non ha nulla da invidiare a quello degli inizi nel suo essere pieno, avvolgente ed efficace allo stesso tempo, sembra che l'autore viaggi a velocità di crociera sul percorso delle proprie coordinate stilistiche ormai consolidate.

Ogni canzone presenta uno scheletro dato dalla melodia e dal giro di pianoforte o chitarra con cui si è deciso di accompagnarla e tutto il resto si adatta senza un sussulto, né dal punto di vista strettamente tecnico e nemmeno, soprattutto, da quello emotivo. Tutto suona troppo ordinato perché si possa pensare che chi ha realizzato questo disco l'abbia fatto con sentimento, e questa compostezza un po'asettica ha come necessaria conseguenza la difficoltà nel coinvolgere l'intimità dell'ascoltatore.

Intendiamoci, non si tratta di un disco brutto, l'ascolto risulta comunque gradevole, però al pop d'autore è richiesto ben altro affinché lo si possa definire davvero meritevole. Se, nel 2010, è difficile pretendere da Harcourt le digressioni acide di "God Protect Your Soul", gli emozionanti crescendo di "All Of Your Days Will Be Blessed", l'estrema essenzialità che sa toccare il cuore di "Sister Renéè" e ancor meno la sorprendente polistrutturazione di "Beneath The Heart Of Darkness", era comunque lecito aspettarsi da lui un minimo di voglia di evitare un modo di lavorare così strettamente conservativo. Invece questo autore, come a 25 anni mostrava talento e inventiva in quantità industriale, così oggi, a 33 anni, si comporta come quei suoi coetanei che, invece di arrischiarsi ad intraprendere attività adatte ad esprimere le proprie qualità, si accontentano di un ordinario lavoro da impiegato in nome del posto e dello stipendio sicuri. Razionalmente non li si può biasimare, però è lo stesso un peccato.

(30/05/2010)



  • Tracklist
  1. Lustre
  2. Haywired
  3. Church Of No Religion
  4. Heart Of A Wolf
  5. Do As I Say Not As I Do
  6. Killed By The Morning Sun
  7. Lachrymosity
  8. A Secret Society
  9. When The Lost Don't Want To Be Found
  10. So I've Been Told
  11. Fears Of A Father
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