Matthew Herbert

Recomposed Mahler Symphony X

2010 (Deutsche Grammophon) | classical, abstract-techno

A distanza di due anni, la Deutsche Grammophon torna sul luogo del delitto. Dopo il Bolero di Ravel (e altre composizioni) affidato al duo Carl Craig & Moritz Von Oswald con risultati eclatanti, questa volta tocca a Matthew Herbert rimaneggiare le partiture del compositore boemo di origine austriaca Gustav Mahler. Herbert, dopo l'accoppiata “One Club”-”One One”, conclude il 2010 con questa avventura, al solito, molto ambiziosa.

Ascoltando il lavoro del britannico la prima cosa che balza all'orecchio è il toccante rispetto con cui mette le mani in un ambito così lontano dalle sue abituali frequentazioni. Nonostante l'esperienza maturata con la Matthew Herbert Big Band in materia di contaminazione fra generi lontanissimi, questa volta le sue capacità di arrangiatore e soprattutto il suo gusto vengono messi a dura prova. Mentre nel caso di Ravel e Mussorgsky l'operato era profondo e strutturale, raggiungendo vette di techno angelica e diluita, qui lo strumento utilizzato è il cesello. Infatti, l'abilità di Herbert giace nei piccoli interstizi, nella lieve distorsione dei toni, nel saper donare quel tocco di modernità a melodie profondamente radicate in un'epoca lontana. Non c'è una rivisitazione totale o uno stravolgimento, il segreto in questo caso è nascosto, fascinosamente misterioso, quasi impercettibile. L'intuizione del musicista sta nel condividere il genio con l'ascoltatore, il quale deve cogliere i rimaneggiamenti moderni attraverso un ascolto minuzioso. Altro particolare di tipo prettamente informativo riguarda la suddivisione in tracce: nonostante la registrazione sia unica e indivisibile, per motivi di pubblicazione su cd è stato necessario spezzare l'opera in nove movimenti.

La quiete dei primi passaggi è un abisso di classicità ammorbata, nel quale ricomposizioni ectoplasmiche prendono corpo per poi scomparire in un tripudio di squarci possenti. Tuttavia, con il passare dei minuti, l'andamento si fa più screziato, le oasi di silenzio e i rimbombi sono frequenti, le esplosioni di volume sono accentuate con tocco da gentiluomo. Il settimo movimento tocca il culmine di questa ascesa con un tourbillon di suoni accecante. L'inizio quieto ed etereo scorre impercettibilmente attraverso un'improvvisa cascata di ritmi e pulsazioni techno da lasciar basiti tanto è efficace e d'impatto. Un flusso disturbante, come un nastro in reverse impazzito, viene ripetutamente percosso da una sessione ritmica senza tregua. Capolavoro di trasfigurazione? Certo è che pochi artisti possono permettersi una cosa simile. Il meritato riposo si concretizza con le serafiche congiunzioni delle ultime due partiture, ombrose e oscure sinfonie decadenti.

La serie "Recomposed" offre spunti di discussione e stimoli inediti grazie a una proposta che può dividere o far discutere. Gli incalcolabili meriti in termine di ricerca e divulgazione sono attribuibili all'iniziativa della Deutsche Grammophon, che commissiona personalmente all'artista l'operazione e non viceversa. C'è da augurarsi che questo esperimento venga eseguito più e più volte anche in futuro; tale tipo di azzardi un po' blasfemi sono il sale della sperimentazione, e senza sperimentazione la musica potrebbe ridursi a un cumulo di stanca routine.

 

(08/12/2010)



  • Tracklist
  1. Untitled 1
  2. Untitled 2
  3. Untitled 3
  4. Untitled 4
  5. Untitled 5
  6. Untitled 6
  7. Untitled 7
  8. Untitled 8
  9. Untitled 9

 

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