Micah P. Hinson

And The Pioneer Saboteurs

2010 (Full Time Hobby) | songwriter

"All the past we leave behind;
We debouch upon a newer, mightier world, varied world,
Fresh and strong the world we seize, world of labor and the march,
Pioneers! O pioneers!
"
(Walt Whitman, "Pioneers! O Pioneers!")


È tempo di battaglia, per Micah P. Hinson. Una chiamata alle armi, come annuncia l'ouverture impressionistica che fa da prologo al nuovo album del songwriter texano, "The Pioneer Saboteurs". Un appello al cuore di chi è disposto a mettersi in guerra con il mondo: "I pionieri sabotatori hanno il cuore pieno di rabbia. Guardiamo il mondo cambiare e non ci piace quello che vediamo".
A fare da icona, una dark lady dalla pistola spianata, pronta a virare verso territori di noir tarantiniano un immaginario in bianco e nero ormai inconfondibile. A fare da guida, i versi di Walt Whitman sull'epopea della frontiera americana, pronti a infiammare gli animi e a spronare alla lotta. Hinson e i suoi indomiti guastatori alzano lo sguardo per riconquistare la loro missione di uomini: "Il cielo ci guarda e ci chiede che cosa stiamo facendo di noi stessi. Chi vuole prendere in mano le armi?".

Lo spirito del sabotatore non accetta che il grido venga messo a tacere. Lo spirito del pioniere non accetta che le radici si fossilizzino nel passato. Hinson dà voce all'ambizione, si avventura verso il confine: dopo l'inciampo delle riletture prive di personalità di "All Dressed Up And Smelling Of Strangers", alza la posta e sfida lo stereotipo del folksinger con un disco più ardimentoso che mai. Eppure, stavolta sembra che sia l'amore per l'idea a prevalere su quello per il contenuto: e le canzoni di "The Pioneer Saboteurs", nonostante la veste imponente e l'ampiezza delle orchestrazioni, finiscono per rimanere un gradino più in basso rispetto allo struggimento pacificato del precedente "The Red Empire Orchestra" o alla forza evocativa di "The Opera Circuit".
C'è un frastagliarsi di ritmi, un impennarsi di elettricità, un inseguirsi di cori dalle suggestioni morriconiane: "2's & 3's" fa da perfetta sintesi delle atmosfere di "The Pioneer Saboteurs", coniugando le inquietudini di "The Gospel Of Progress" con l'accrescimento di respiro dei dischi successivi. Registrato tra Austin e Abilene in un lungo arco temporale - dall'estate del 2007 all'inverno del 2009 - "The Pioneer Saboteurs" vede al fianco di Hinson come co-produttore Matt Pence (batterista di Centro-Matic e South San Gabriel), mentre a curare gli arrangiamenti degli archi è ancora una volta Eric Bachmann.

Proprio gli archi hanno un ruolo essenziale nel delineare i contorni dei brani: "The Cross That Stole This Heart Away" fluttua su un lungo preludio sinfonico, per poi sfociare in un'elegia barocca screziata di interferenze, che si conclude sulle note solitarie di una tromba. Hinson va in cerca di architetture più complesse, strizzando l'occhio all'indie-rock sul tono enfatico di "Watchers, Tell Us Of The Night", con la sua batteria marziale e le sue vampate di chitarre, mentre l'epica western di "The Striking Before The Storm" si ammanta di cupa drammaticità: "Seems like a disease / That I couldn't question anyhow". Ma scelte come i sette minuti di distorsioni informi che ingombrano la conclusiva "The Returning" non sembrano avere altro senso se non quello di conquistare al songwriter texano una sorta di (sterile) patente "alternativa": quando alla fine riemerge dal passato il tema di "Dyin' Alone", è difficile scacciare la nostalgia.

Il diario autobiografico di Hinson torna nell'espressa dedica di "The Letter At Twin Wrecks" alla moglie Ashley (accreditata anche come vocalist). Non basta però il paragone con il primo Waits a scongiurare l'eccesso di lirismo che sembra percorrere in più di un episodio il disco.
Le immagini evocate dai versi di "The Pioneer Saboteurs" emergono meno vivide che in passato, dalla classica trama di fallimenti familiari di "Seven Horses Seen" alla solitudine del predicatore senza più fede di "My God, My God", declinata con un'inattesa vena di leggerezza corale. Serve la schiettezza country-folk di "Take Off That Dress For Me" per ammettere che l'unico vero gesto rivoluzionario è aprirsi totalmente all'amore: "My sweetness, you can come be by my side / Against all hope and sense of human pride". Ancora una volta, la chiave di volta della musica di Micah P. Hinson è tutta in questa travolgente, inesplicabile forza redentrice.

(03/06/2010)

  • Tracklist

1. A Call To Arms
2. Take Off That Dress For Me
3. 2's & 3's
4. Seven Horses Seen
5. The Striking Before The Storm
6. The Cross That Stole This Heart Away
7. My God, My God
8. The Letter At Twin Wrecks
9. Watchers, Tell Us Of The Night
10. Stuck On The Job
11. She's Building Up Castles In Her Heart
12. The Returning

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