Elton John & Leon Russell

The Union

2010 (Mercury) | pop

"The Union" meriterebbe il sottotitolo di "la classe operaia va in paradiso"; difatti Leon Russell è una delle storiche manovalanze del rock, un fantasioso e dotato polistrumentista, compositore e arrangiatore che ritorna sotto i riflettori grazie all'amico Elton John.
Scoperto da Phil Spector, non mancò di onorare la sua fiducia con splendide intuizioni che resero immortali le performance di molti artisti come Joe Cocker (sua la celebre "Delta Lady"), Bob Dylan, Eric Clapton, B.B. King, Byrds, Frank Sinatra, Beach Boys, Badfinger e altri ancora. 

Nonostante un grande successo ("A Song For You", incluso nel suo primo album) e un eccellente album solista ("Carney"), la sua fama si eclissò; dopo oltre trent'anni, una telefonata di Elton John strappa il velo di abulia che aveva oppresso Leon e con l'aiuto di T-Bone Burnette prende corpo il progetto "The Union".
Nessuna operazione-nostalgia in queste sedici canzoni (quattordici nell'edizione retail), nessuna parodistica esibizione di cliché o luoghi comuni del rock, ma sedici canzoni dalla scrittura intensa e raffinata, tra pianoforti piroettanti ricchi di ritmo e brio, con robuste atmosfere country blues imbrunite da cori gospel e performance strumentali di grande ingegno (Marc Ribot, Jim Keltner, Jay Bellerose).
Un nugolo di preziosi ospiti (Booker T. Jones, Neil Young, Brian Wilson, Don Was) contribuisce a rendere "The Union" non solo uno dei migliori album di Elton John e Leon Russell, ma anche uno dei migliori album degli ultimi tempi.
 
"The Union" non è un atto di riconciliazione con il pubblico, è invece un vero pugno nel cuore, un coacervo di intensa musicalità che raramente si associa ai vecchi protagonisti della epoca d'oro del rock.
Sedici delizie, a partire da "Jimmie Rodgers' Dream", un puro country alla "Tumbleweed Connection" reso ancor più incisivo dal delizioso duetto vocale e dalla splendente steel-guitar di Russ Pahl; eccelle anche "Hey Abab", vigoroso rock'n'roll che rende esplicito il debito artistico di Elton per Leon, con la voce di Reginald che si tinge di scuro mentre la musica rinnova il sex-appeal artistico di Russell con un grintoso mix di gospel, rock'n'roll e blues che sfiora l'estasi da jam-session.
Il timore che l'album crolli nei momenti più romantici viene soppresso dalle note di "When Love Is Dying", che reclama lo status di instant classic e gode dei vocalizzi di Brian Wilson, ma ancor di più stupisce e incanta "Gone To Shiloh", una delle più belle canzoni scritte da Elton John in tutta la sua carriera, un malinconico blues sulla guerra civile americana cantato a tre voci con Neil Young: l'atmosfera drammatica non concede tregua emotiva, l'incedere solenne e un intenso corpo armonico, raccontano con acuta sincerità l'America dei losers, delle strade di New Orleans, dei piccolo eroi quotidiani che animavano le canzoni della Band.
Non va dimenticato il prezioso contributo del produttore T-Bone Burnett, la sua passione per un suono puro e naturale fa vibrare anche le ballad dai confini più prevedibili, come il flusso gospel-pop di "There's No Tomorrow" e il romanticismo alla Taupin-John di "Eight Hundred Dollar Shoes", ma è innegabilmente il suono orchestrato da T-Bone Burnette che tira fuori l'anima boogie-woogie di "Monkey Suit", incalzante e robusto rock alla Rolling Stones, ed estrae altresì il corpo funky-New Orleans di "If It Wasn't For Bad", rendendo poi policromo lo splendido tocco shuffle della contagiosa e irrefrenabile "A Dream Come True".

La genesi dell'album è molto stimolante e interessante, l'affiatamento tra i due musicisti e il produttore T-Bone Burnett ha spinto Elton e Leon a registrare gran parte dell'album live in studio, recuperando le sonorità e l'ispirazione che ha reso celebri le due star del rock.
Suona perciò ancor più corposo e palpitante il mix di basso (Don Was) e fiati nel festoso country-blues "Hearts Have Turned To Stone" - scritto dal solo Leon Russell - dove i cori e l'organo di Booker T. Jones profumano di riscatto storico e culturale.
Tra ceneri e spettri, si snoda il gospel funebre "There's No Tomorrow", che prende spunto da un brano di James Timothy Shaw del 1966 ("Hymn n.5") e archivia un altro trionfo dei due pianisti, che fanno vibrare le loro voci all'unisono in uno splendido gospel-blues, rendendo difficile per l'ascoltatore coglierne le peculiari differenze vocali.
Mentre "The Best Part Of The Day" scivola con classe e senza brividi, "I Should Have Sent Roses" colpisce per la grazia da romanza spalmata su strali di soul alla Stax e per l'interpretazione svogliata e nostalgica di Leon Russell.
Con la stessa leggiadria e indolenza si distende "In The Hands Of Angels", il cui impianto emozionale è integralmente sorretto dal piano.
 
Due tracce sono state sacrificate per l'edizione retail dell'album (mentre sono presenti nella versione cd+dvd e in quella in vinile): il primo "My Kind Of Hell" è un divertente gospel-boogie mentre il secondo "Mandalay Again" è un altro gioiellino country-pop, armonico e solare come l'amicizia dei due protagonisti.
Last but not least, "Never Too Old (To Hold Somebody)", ovvero il brano perfetto per immedesimarsi in quest'album; punto di partenza della collaborazione tra i due musicisti, raccorda tutti gli elementi che caratterizzano l'album: la forza, la disperazione e l'incanto.
Sedici brani che fondono country, gospel, rock e blues, sfidando la prevedibilità stilistica con un feeling straordinario, "The Union" non è solo un buon album, ma un trionfo della genialità di due vecchie anime del rock.

(23/11/2010)



  • Tracklist
  1. If It Wasn't For Bad
  2. Eight Hundred Dollar Shoes
  3. Hey Ahab
  4. Gone To Shiloh
  5. Hearts Have Turned To Stone
  6. Jimmie Rodgers' Dream
  7. There's No Tomorrow
  8. Monkey Suit
  9. The Best Part Of The Day
  10. A Dream Come True
  11. I Should Have Sent Roses
  12. When Love Is Dying
  13. My Kind Of Hell
  14. Mandalay Again
  15. Never Too Old (To Hold Somebody)
  16. In The Hands Of Angels

 

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