Jones

Keepers

2010 (Meme) | adult-pop

Intensa e preziosa, la pur consistente discografia del gruppo londinese Miracle Mile resta ancora uno dei misteri del pop inglese, un ampio catalogo di abili e raffinate melodie senza tempo che entusiasma la critica e raccoglie il plauso dei colleghi; musica che accompagna straordinari racconti di vita, che contemplano la poesia del quotidiano e sorridono alla vita, il tutto armonizzato da un gusto delicato e discreto, che non bussa alle porte della percezione ma si insinua sottopelle senza graffiare bensì confortando l’anima.
Non s’è ancora sopito il fascino dell’ultimo capitolo discografico di Trevor Jones “Hopeland”, primo album senza la denominazione del gruppo, che già ci rincuora il nuovo diario intimo dell’autore inglese.
Spogliata dalle ombre elettroniche, la musica di Trevor Jones vive una nuova stagione: “Keepers” scivola dal pop raffinato e colto verso una dimensione più acustica e cantautorale, come una luce fioca che entra da piccole fessure portando con sé nuove sonorità, nelle quali la chimera orchestrale contamina per la prima volta le pagine di un racconto sempre più coinvolgente.

Pur realizzato con la collaborazione del compagno d’avventure Marcus Cliffe, “Keepers” conserva l’intestazione solista e svela le paure e le angosce dell’autore che nella solitudine ha trovato il conforto della presenza dello sconosciuto, ovvero colui che raccoglie le emozioni che ogni scrittore e poeta abbandona al mondo percettivo.
L'album nasce anche dalla perdita di un caro amico, un distacco che ha ispirato il lato più romantico e malinconico dell’autore, come testimonia la rilettura di “Papillon” (gia inclusa in “Limbo”), che sottolinea la trasmigrazione verso sonorità acustiche e più dirette.
La semplicità, unita a una velata malinconia, caratterizza tutte le eccellenti melodie dell’album, durante le cui registrazioni Trevor Jones ha trascorso molto tempo ascoltando My Latest Novel, Sigur Rós, Alexi Murdoch e Norah Jones, il tutto accompagnato da ottime letture e da una riflessione profonda sul senso dell’arte.
“Keepers” è un album intenso, ogni capitolo brilla di luce propria, anche gli interludi recitati possiedono carisma e fascino, un album di puro pop con infinite sfumature e dettagli, che ad ogni ascolto si liberano con nuove forme, rinnovando il piacere di un ascolto altrimenti fugace.

Album autunnale con brani ricchi di forza evocativa: come non immaginare lande distese coperte di neve e legna da ardere ascoltando “Nothing Between Us But Air”, che combina folk e pop con grazia? E come resistere alla tentazione di ascoltare sotto l’albero di Natale “He Could See Nothing But Shadows” (titolo provvisorio dell’album poi accantonato), uno strumentale acustico con organetto e voce narrante?
Come Elvis Costello, l’autore inglese riagguanta un patrimonio lirico e armonico senza crollare sulle note più leziose del pentagramma; in “Moondust Lullaby” si affida al solo piano e alla forza espressiva della sua voce per incantare e sedurre, mentre la più elaborata "I Deny", con mandola e pedal steel (suonata dallo straordinario Melvin Duffy) raggiunge la perfezione lirica. Ogni parola è un suono, ogni accenno strumentale trascina la melodia e squarcia gli spazi vuoti che l'ariosa tessitura armonica abbandona senza sgomento; il finale strumentale resta uno dei momenti più intensi ed evocativi di "Keepers".
 
Ancora forti emozioni con “My Last And Latest Change”, che sembra uscire dalle pagine di “High Land Hard Rain”, capolavoro dei dimenticati Aztec Camera, il cui incedere sbarazzino si insinua nella mente con armonie in levare che fanno venire la voglia di cantare: una perfetta pop-song dai toni west coast.
"I Showed You The River" è pura malinconia, un pausa di delicatezza e poesia ricca di pathos. Trevor Jones sfida i limiti della canzone d’autore nell'ambiziosa "Fatherless Son" costruita su un complesso arrangiamento d'archi: l'orchestra opera su tre livelli sonori, uno ritmico, ossessivo e a tratti minimalista, un'altro cupo e inquieto, un terzo vibrante e ricco di coralità neo-classica, che tenta un raccordo emotivo prima di lasciare il campo alla soavità.
L’apparente semplicità di "In Your Eye" si evolve in un crescendo di toni adagiato su un corpo lirico minimale, che vibra come un mantra moderno, mentre l'orchestra colora con toni primaverili  che sfiorano l'enfasi e si riposano nella dolcezza.
"Keepers" è puro songwriting, quello che Paul Simon e pochi altri hanno reso nobile. Ora tocca a Trevor Jones aggregarsi a tale stirpe con la stessa semplicità e grazia dei suoi predecessori, riassunte alla perfezione dalla title track, una delle canzoni più lineari e dirette dell’album.
Ma il vero capolavoro è “Folding Street”, ove Trevor Jones entra con prepotenza negli spazi più angusti dell’emozione con un crescendo lirico che avvolge le splendide partiture orchestrali dell’album, disegnando una filastrocca folk che accoglie un refrain ipnotico e contagioso che trascina la melodia verso una danza pagana con cori angelici e scintillanti.
 
Toni austeri per le restanti tracce dell’album, “The Heat Of Horses” e “Felixstowe”. Piccole pause di riflessione anticipano i toni barocchi di “Peace In The Valley" una song dal robusto lirismo e uno splendido arrangiamento di fiati e concertina che invoca spazi immensi e raccorda la memoria prima del saluto finale di Trevor Jones con "Montemaggiore", che chiude l'album come si chiude un libro, un racconto, un diario di memorie da conservare con cura, pagine a cui si affida il proprio animo senza temere più il nemico e senza dimenticarne la sofferenza.       

(24/10/2010)



  • Tracklist
  1. 1969
  2. Moondust Lullaby
  3. My Last And Latest Change
  4. Nothing Between Us But Air
  5. I Deny
  6. He Could See Nothing But Shadows
  7. I Showed You The River
  8. In Your Eye
  9. Keepers
  10. Felixstowe
  11. Fatherless Son
  12. The Heat Of Horses
  13. Papillon
  14. Folding Sheets
  15. Peace In The Valley
  16. Montemaggiore
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