OndaRock



  1. Disingenuity
  2. Disinguenuosness

 

KEITH FULLERTON WHITMAN

Disingenuity B/w Disingenuosness
(Pan) 2010
tape music, electro

Keith Fullerton, genio elettronico espresso al meglio nella lunga improvvisazione di “Lisbon”, vira con decisione alle ricerche sui nastri di Karlheinz Stockhausen e ai poemi sconnessi di Morton Subotnick per l’Ep “Disingenuity b/w Disinguenuosness”.

 

“Disingenuity” (18 minuti) è un meccanismo aleatorio che funziona per miccia-combustione, si risolve in strepiti riverberati e stereofonici, cenni di ritmi tribali e capitola in silenzi improvvisi. Il brano è (molto sottilmente) leggibile in sei parti. La prima è una miscela elettronica ribollente. La seconda è un fruscio che da sotterraneo diventa galattico e indi mostruoso. La terza contrappone interferenze aliene a gorgoglii a pulsazioni misteriose, ma poi una distorsione avvia uno scontro di cacofonie nel più tipico stile del compositore. La quarta ricopre il ruolo dell'"adagio", in forma di organo digitale e musique concrete distorta di parlato. La quinta sdoppia sibili rarefatti e sonagli elettronici nei loro echi, trattandoli come organismi autonomi. L'ultima è un'usuale concertazione caotica di ricapitolazione, con "blip" robotici in sovratono.

 

Il suo lato B, “Disinguenuosness” (17 minuti), riprende quel magma per presentare l'altra dimensione di Whitman, quella ascetica. La rincorsa glitch-techno oscillante (con frammenti di minimalismo cosmico) che lo avvia verte ancora sulla stereofonia e sulla manomissione delle sorgenti sonore più disparate, ma stavolta è fluida per creare tensione. A sette minuti il minimalismo elettronico prende il sopravvento e fa assomigliare la piece a un caleidoscopio alla Terry Riley, fino alla rarefazione di gocce elettroniche dissonanti.

 

Maxi-singolo erudito e ingegnoso, che utilizza tanto riferimenti naturali (sorgenti manipolate e filtrate, e indi spappolate con la distorsione) quanto quelli nobili dei compositori d’antan, per aggiornali all’era dei Black Dice e dei Fuck Buttons, e approdare a un un patchwork inestricabile e a un gioco mirabile di registri tonali, atonali e super-tonali.

 

(09/01/2011 - riv. 11/07/2011)