Kelis

Flesh Tone

2010 (Interscope) | dance, house

Emancipata e coraggiosa, così si descrive Kelis in due tracce del suo nuovo, controverso album. Non tutti saranno d'accordo con lei, per molti la nuova Kelis sarà prevalentemente una traditrice, una calcolatrice, una cacciatrice del facile riscatto commerciale dopo il flop del precedente album.
Difficile decidere da che parte stia la ragione (forse da entrambe) e inutile fare un processo alle intenzioni, certo è che negli ultimi mesi la vita e di conseguenza la carriera di Kelis hanno subito diversi stravolgimenti: la nascita del suo primo figlio, il chiacchierato (e costosissimo) divorzio da NAS, un nuovo contratto discografico (ora incide per la label di Will.I.Am dei Black Eyed Peas, che a quanto pare le ha lasciato carta bianca) e soprattutto quello che sembra un definitivo abbandono del genere con cui l'abbiamo vista nascere e apprezzata, l'r'n'b.

"Flesh Tone" è un album completamente house-dance prodotto da alcuni dei dj più in voga del momento, un flusso continuo di beat e synth spigolosi che talvolta sacrifica la melodia a favore del ritmo più pompato o delle atmosfere più trance e in cui i pezzi sono intervallati da brevi intermezzi strumentali di stampo electro-pop (alcuni dei quali meritavano di essere approfonditi).

Eppure Kelis è a suo agio, perfettamente calata nei panni della vocalist disco plasmata dal produttore di turno (ma non lo è sempre stata forse, quando esordiva con dischi interamente scritti e prodotti dai Neptunes?) e la sua voce sembra non perdere un grammo di sensualità nonostante un contorno così poco soul e asettico. Il gioco degli equilibri le riesce perfettamente quando, complice l'ormai onnipresente David Guetta, viene trasformata in una Donna Summer fiera e tribale (il singolo "Acapella", che riscatta il produttore da tante recenti brutture) o come quando si assicura, con "Home", un riempipista estivo per le discoteche ibicensi (ma anche "Brave" che porta l'inconfondibile marchio, esasperatamente convulso, dell'italiano Benny Benassi).

Pochissimi e frammentari i momenti in cui la vecchia Kelis riaffiora alla memoria: il rassicurante "Intro" che apre l'album e ce la presenta flirtare ammaliante su un tappeto synth-pop e soprattutto "Song For The Baby", l'unico pezzo dal sapore seventies, solare e in odor di Justice, quasi una boccata d'aria finale per concludere un lavoro così saturo che ha comunque il grosso pregio di non tirarla troppo per lunghe.

In definitiva, è un disco solido, "Flesh Tone", omogeneo nonostante la pluri-produzione e meno piacione di come forse era stato previsto. Ha le carte in regola per far presa sul pubblico europeo (soprattutto su quello inglese, da sempre il suo mercato principale) ma rischia di far crollare definitivamente le quotazioni di Kelis in madrepatria, dove le recenti aperture verso l'euro-dance (si pensi alle ultime incursioni in territori techno del suo attuale boss discografico) non sembrano ancora così solide da poter accogliere calorosamente una svolta di tale portata (e infatti l'album verrà pubblicato in Usa con più di un mese di ritardo, quasi a voler sondare prima il suo andamento nel vecchio continente).
Nell'attuale panorama pop, il concetto di coraggio sembra variare a seconda della latitudine.

(17/05/2010)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. 22nd Century
  3. Segue 1
  4. 4th Of July (Fireworks)
  5. Segue 2
  6. Home
  7. Segue 3
  8. Acapella
  9. Segue 4
  10. Scream
  11. Emancipate
  12. Segue 5
  13. Brave
  14. Segue 6
  15. Song For The Baby
Kelis su OndaRock
Recensioni

KELIS

FOOD

(2014 - Ninja Tune)
La cantante-cuoca di Harlem alle prese con le ricette per il suo sesto album

Kelis on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.