Lcd Soundsystem

This Is Happening

2010 (Dfa/ Emi) | post-punk, funk, house

Quando, tre anni or sono, accogliemmo tiepidamente l'acclamato "Sound Of Silver" qualcuno ci tacciò di snobismo. Ma come? Si diceva: questo è il gruppo di punta di una scuderia - la Dfa - che ha forgiato il suono della dance del nuovo millennio attraverso un debutto mozzafiato, alcune produzioni da mille e una notte, e un disco chiamato "45:33" da olimpo delle suite strumentali, uno da mettere accanto a Giorgio Moroder e a Manuel Göttsching. Vietato trattarlo come uno dei tanti. D'altra parte, con simili premesse, sarebbe stato facile cavalcare l'onda  e accodarci ai vari "nove virgola due" che si leggevano su autorevoli webzine americane, ben corroborati dalla stampa specializzata di mezzo mondo che "Sound Of Silver" lo ha persino inserito fra i super top del decennio. Esagerati. Facemmo sommessamente notare che i suoi momenti migliori sfruttavano per lo più idee pregresse (e "45:33" in modo persino esplicito) mentre quelli buoni e/o ordinari speculavano su quelle di altri (Talking Heads e compagnia): troppo poco per andare oltre una piena sufficienza che metteva pure l'accento su una certa flessione creativa.

A distanza di tre anni, se si eccettuano qualche velina generalista che raccoglie pari pari le entusiastiche impressioni dello stesso James Murphy (chiedereste all'oste se il suo vino è buono? Ecco, appunto.) e aficionados che pure non mancano, molti altri hanno colto le stesse incertezze nel nuovo "This Is Happening". Meglio tardi che mai e magari fosse così, giacché l'impressione è quella di assistere a un ulteriore passo indietro. A cominciare dal sound, che pedissequamente riprende quelle ritmiche grezze già ampiamente udite, e proseguendo col songwriting la cui caduta ripara nel comodo rifugio di numi tutelari troppo saccheggiati per poter essere catalogati come semplici fonti di ispirazione. Questo nella migliore delle ipotesi, visto che l'alternativa si traduce in lunghe maratone nel cui mezzo non succede nulla di rilevante.

Si procede a fatica fra il parlato dell'interminabile intro di "Dance Yrself Clean", appena salvata da una saltellante tastiera prelevata a forza da "Silent Shout" dei Knife,  e la chiassosa "Drunk Girls", i cui afflati Reed'n' Bowie non mancheranno - per carità - di dare i giusti frutti nelle feste alcoliche, per passare alla pretenziosa marzialità di "One Touch", anch'essa adatta dopo averne bevuti un tot., e quindi al Robert Fripp tarocco somministratoci con "All I Want", che non sarebbe neppure malaccio se non contraesse fior di debiti con la bowiana "Heroes", dimenticando tuttavia di restituire almeno parte degli interessi. E il prosieguo non migliora, anzi. Bypassando i falsetti di Murphy che tentano di tenere insieme i robottini melodici di "I Can Change", si ripiomba  nella sfacchinata elettrofunky con frammezzo rock "You Wanted A Hit": ancora lo spoken strozzato di James, e questo per nove lunghissimi minuti.

Poi, avanti con "Pow Pow", scialba riproposizione di un David Byrne d'annata, con lo swing elettrico "Somebody's Calling Me", che scimmiotta l'Iggy Pop malaticcio di "The Idiot", e chiudendo con "Home" che in qualche modo riprende in chiave danzereccia il non irresistibile motivo dell'opening track.
Spiace dirlo ma in "This Is Happening" l'arrosto scarseggia, e il molto fumo questa volta non basta a nasconderne le magagne.

(15/05/2010)



  • Tracklist
  1. Dance Yrself Clean
  2. Drunk Girls
  3. One Touch
  4. All I Want
  5. I Can Change
  6. You Wanted A Hit
  7. Pow Pow
  8. Somebody's Calling Me
  9. Home
Lcd Soundsystem on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.