Francisco Lopez

Machines

2010 (Elevator Bath) | field recording

Disse una volta il maestro Luciano Berio che “la musica è tutto ciò che si ascolta con l’intenzione di ascoltare musica”: una semplice proposizione che potrebbe facilmente riassumere tutti gli ambiti della sperimentazione acustico-musicale che ha attraversato il Novecento e che vanta ancora oggi tanti degni eredi; ma anche una sorta di rivendicazione a favore di quei generi che troppo spesso il pubblico e la critica non riescono ad accettare come facenti parte della stessa grande famiglia, relegandoli alla figura di puri divertissement sonori o addirittura di provocazioni alla stregua di Duchamp.
Quello di Francisco López è un lavoro senza sosta, dai primi anni 90 ai giorni nostri: uno studio dei suoni che lo ha portato a girare il mondo, raccogliendo gli elementi con cui ha dato vita a innumerevoli dischi – che se non altro hanno sempre conservato il pregio di rivelarsi stimolanti e anticonformisti. I suoi field recording catturano la musica “potenziale” della natura e degli artefatti, successivamente rielaborata ad arte e trasformata in opera d’ingegno soggettiva a tutti gli effetti.

Come in altri casi, tra cui il poco precedente “Amarok”, anche “Machines” ha avuto una lunga genesi, oltre tre anni di registrazioni tra varie località europee: l’opera compiuta, incisa su due dischi e pubblicata a inizio anno, risulta formata da quattro suite iperrealiste per altrettanti tipi di stabilimenti, quattro capitoli di un sorprendente documentario sonoro, che l’orecchio ha il compito di ricostruire nelle sue complesse dinamiche.
Il primo episodio, intitolato “Klokken”, non è la sterile copia del tempus fugit floydiano, bensì lo svuotamento degli orologi dalla loro consueta funzione, ridotti a elemento sonoro di gran precisione; il rintocco delle lancette, l’immaginario sbattere dell’una contro l’altra, gli ingranaggi che roteano come impazziti – sono questi i comuni frammenti della nostra vita che ci rimbombano nella mente in bilico tra rassicurante familiarità e inquietudine.
“Fahrstühle” documenta l’interminabile strisciare delle funi degli ascensori, i quali sussultano al passaggio di ogni piano superiore o inferiore, accompagnati dal ronzio elettrico dell’impianto; ben pochi artisti sarebbero capaci di ricavarne un brano di tre quarti d’ora, tutt’altro che statico e dissonante.

Il terzo viaggio che ci viene proposto è “Labs”, una sequenza che attraversa vari laboratori dove gli elementi chimici ribollono e fischiano all’unisono come gli improbabili fiati di una composizione da camera. Il risultato è certamente uno dei più curiosi dell’intero album.
Gli ultimi quaranta minuti sono quelli di “Fabrikas”: si potrebbe definire la (in)naturale conseguenza dei “tempi moderni” di Chaplin, che con ironia fotografava la rapida trasformazione dei lavoratori in automi alienati; apparentemente quegli esseri umani sono scomparsi, e le loro voci di sofferenza sono state rimpiazzate dai ridondanti sbuffi delle macchine, infaticabili produttrici di beni materiali. Dopo le litanie sorte dalle risaie e dai campi di cotone, gli unici cori che oggi possiamo esperire sono questi. Più d’un ascoltatore rimarrà sorpreso dalla armonia con cui i moti metallici si intersecano a formare una sinfonia di strumenti senza identità – ma in certo modo non privi di vita – che scandiscono il tempo negli incessanti saliscendi di pistoni e nelle rotazioni di ingranaggi. I lunghi silenzi che inframmezzano questa e le altre tracce non possono che essere il meritato riposo dei meccanismi fermi, nelle interruzioni talvolta loro concesse.

Date le premesse, sarebbe ipocrita sorvolare il fatto che “Machines” è un ascolto non solo impegnativo, ma anche totalmente estraneo a qualsiasi forma di entertainment. Tuttavia, se gli dedicherete 153 dei vostri minuti, e addirittura ulteriori ascolti, state certi che l’arcano si svelerà di fronte ai vostri occhi; questa colossale opera non vi apparirà più come una semplice sperimentazione per pochi temerari, e capirete davvero quanto il lavoro di López sia in contatto con la Musica.

(12/07/2010)

  • Tracklist
  1. Klokken
  2. Fahrstühle
  3. Labs
  4. Fabrikas
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