Mark Sultan

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2010 (Last Gang) | garage-revival

La musica apparentemente stupida a volte ci serve come l’aria, a patto che quell’apparenza resti un gioco scoperto tra noi e i musicisti che ce la offrono. Quando è di garage-rock che si parla, è proprio questa la regola chiave, la sola che consenta di entrare in sintonia con un vero e proprio mondo a parte senza correre il rischio di giudicarne i canoni con la sufficienza degli arroganti. Il “Dollar Album” dell’elegante scoppiato canadese Marco Antonio “Mark Sultan” Pepe può valere come occasione propizia per chiunque voglia provarci, offrendosi come la più concreta e completa fra tutte le puntate dell’eterno serial sultaniano. La norma estetica cruda e guizzante dei lavori condivisi a nome BBQ col sodale King Khan (come del paradigmatico predecessore, “Sultanic Verses”) è modellata in comodi e approssimativi bozzetti quali “Go Berserk”, “Waiting For Me” o “Misery’s Upon Us”: pacchianissime feste a base di riverberi e colesterolo, romanticismo ruvido, chitarre fuzzate, amplificatori sgrausi, chincaglieria sonora e rancido rock’n’roll.

 

Al solito, Sultan si rivela infallibile quanto inconsapevole semiologo della cultura musicale medio-bassa, rigurgitando in quadretti nuovi di zecca stilemi canzonettari vecchi mezzo secolo, senza le pretese accademiche di tanti noiosissimi colleghi ma con l’amore e l’entusiasmo di chi veramente non sappia più distinguere la propria arte dalla propria vita. Burbero rubacuori intrappolato in un passato sempre più remoto e sempre più attuale, Sultan finisce col prodursi in un eccentrico revival di se stesso: “I Am The End”, rallentata e abbruttita da un contesto rumoroso fuorviante ed alieno, si conferma calda e fragrante come sempre; “I’ll Be Loving You” viene minata anch’essa da un trattamento produttivo di assoluta sostanza, ma il suo refrain assassino risulterebbe vincente anche in una session registrata nella doccia di casa sua (luogo in cui – con ogni probabilità – è nato); lo stesso vale per la “Catastrophe” rivisitata in versione economica, e nondimeno capace di catturare a pieno quella che è la tempra informale e senza maschere che Mark sfoggia dal vivo con la coppola ben piantata in testa, a riprova di una scrittura acuta e genuina come poche.

 

Nei brani posti nella cornice dell’album il canadese osa ancora di più, avventurandosi senza ritegno in territori psychobilly ed omaggiando più o meno indirettamente il genio sbalestrato di uno spirito affine come Ed Wood. “Icicles” è una nenia grottesca che arriva dritta dall’oltretomba fasullo di un vecchio B-movie horror, con la voce che irrompe laida in una selva di plumbee distorsioni, lasciando il posto sul finale al più isterico e malato degli assoli in repertorio. “Nobody But You” è invece il miglior Sultan possibile: controllato, potente, evocativo, pur se alle prese con uno sciatto e acidissimo kitsch-pop dai marchiani connotati derivativi. Saldo ai comandi del suo disco volante di latta e diretto senza timori nel volgare e sbiadito iperspazio della nostra quotidianità.

(02/12/2015)

  • Tracklist
  1. Icicles
  2. Don't Look Back
  3. Ten of Hearts
  4. Status
  5. I Get Nothin' From My Girl
  6. Go Berserk
  7. I Am The End
  8. Misery's Upon Us
  9. I'll Be Lovin' You
  10. Waiting For Me
  11. Just To Hold You
  12. Catastrophe
  13. Nobody But You
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