Maurizio Bianchi

S.F.A.G. / S.F.A.G. De-Composed

2010 (Old Europa Cafè) | industrial

Provvidenziale giunge la ristampa - da parte dell'ottima Old Europa Cafè di Rodolfo Protti - di "S.F.A.G.", opera recante in calce la temibile firma di Maurizio Bianchi, indiscusso pionere dell'epopea industriale italica in quella che fu la decade degli anni 80. L'importanza che Bianchi ha avuto, e continua tutt'ora ad avere, nel plasmare le tendenze caratterizzanti l'universo rumorista negli ultimi 30 anni è testimoniata, al di là del valore intrinseco dei suoi lavori, dalla nutrita schiera di progetti che nel corso degli anni hanno avuto modo di dare sfogo alle proprie intemperanze industriali e che, spesso e volentieri, hanno rivendicato un'ascendenza diretta - chi più, chi meno, legittima - con quanto prodotto dal solitario creatore di incubi nostrano. Ascendenza confermata dai tre episodi che arricchiscono la ristampa in questione a firma Raison d'Etre, "Mz 412" e "IRM" - divinità nordiche risiedenti nel pantheon industriale della Cold Meat Industry - che vedono il terzetto scandinavo cimentarsi, con risultati prescindibili a dire il vero, nella rilettura di alcuni momenti caratterizzanti "S.F.A.G.".

Premessa propedeutica all'ascolto delle due tracce qui riproposte a nome M.B. è la contestualizzazione del lavoro in questione risalente ai primi anni 80, momento in cui Bianchi - grazie a pietre miliari del calibro di "Symphony For A Genocide" e "Mectpyo Bakterium" - trasfigura, mediante la disintegrazione dell'unità sonora, il concetto di umanità indirizzandolo lungo le pendici di un cammino ascensionale che conduce verso quel Golgotha chiamato alienazione. Ciò che muove la destrutturazione rumorista di Bianchi è la consapevolezza di avvertire l'essere umano come ente inesorabilmente piegato e schiacciato da necessità e desideri imposti dall'esterno, spinte totalizzanti che trovano il proprio fulcro in un consesso sociale nemico e persecutore.

Le due lunghe suite caratterizzanti "S.F.A.G." non si sottraggono, dunque, a quanto appena rilevato: attraverso la reiterazione di flussi archetipali sonori disumanizzati-disumanizzanti, si assiste alla dissezione - e conseguente contemplazione - del terrificante vuoto che attanaglia quello che dovrebbe essere il nostro essere nel mondo e che si risolve, tuttavia, nel trittico delle più odiose fenomenologie moderne: alienazione, sottomissione, senso del nulla.

Siamo lontani, dunque, dall'insurrezionalismo libertario di Throbbing Gristle e Industrial Records, dal sulfureo esoterimo della coppia Current 93/Nurse With Wound, dal sadismo a buon mercato, per riferimenti sonori e metamusicali, di William Bennet e Whitehouse che in quegli stessi anni scuotono le lande d'Albione. Ci troviamo, invece, scagliati nell'unicità di un universo che non ha alcun modello di riferimento in cui specchiarsi e che sceglie la disintegrazione di ogni prospettiva comunicativa come atto puro e fine ultimo attraverso cui annientarsi. "S.F.A.G." obbliga quindi a fare i conti con una terrificante eziologia della distruttività umana, che ci addita a moderni San Sebastiani, martiri trafitti dalle schegge di una pira lasciata a bruciare, su cui vengono issati gli ultimi brani di umanità. Fuorviante ed erroneo risulterebbe, dunque, giustapporre una cifra decimale in calce a un'opera come questa, che nasce  per destrutturare e minare alla base ogni ipotesi comunicativa, fosse anche quella musicale.

 

 

(28/12/2010)

  • Tracklist
S.F.A.G.
  1. Surgical Flagellation
  2. Allopathic Glimmer
S.F.A.G. De-Composed
  1. Kombinat (Peter Andersson)
  2. Hysteron Proteron (Henrik Nordvargr Björkk)
  3. Xerobio(Erik Jarl)
Maurizio Bianchi - Dbpit - Xxena - Massimo Croce su OndaRock
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