M.i.a.

/\/\ /\ Y /\

2010 (XL Recordings) | cyber-rap, electro-hip hop

Ne è passata di acqua sotto i ponti dalla preziosissima nomination per l'Alternative Turner Prize, il primo MC-505 e la recente candidatura all'Oscar per la migliore canzone ("O... Saya" da "The Millionaire"). E per Mathangi "Maya" Arulpragasam, meglio conosciuta come M.I.A. (Missing In Action), è tempo di bilanci e/o conferme. Otto anni attraverso i quali la ragazzina in fuga dallo Sri Lanka ha mostrato al pianeta gran parte del suo potenziale, impazzando come una forsennata tra chiccosissime riviste, proclami di rivolta, suggestionanti performance e denunce politiche espresse sempre a viso aperto tramite videoclip ai limiti dello shock emotivo (vedi gli espliciti riferimenti all'Olp nel video mai trasmesso da Mtv di "Sunshowers", o le ultime rincorse sanguinose impresse dal regista Romain Gavras nel promotional-clip di "Born Free").

C'è sempre stata tantissima adrenalina nei tumultuosi intenti di Maya. Questo è poco, ma sicuro. La sua musica somiglia un po' al suo modo di vestire: sfarzoso, dorato, aggressivo, tribale, indicibile guazzabuglio di stili e colori. Il carisma sonoro di questa pimpante donzella è decisamente unico, contraddistinto com'è da inserti etnici, cyber-hip hop a valanga, ritmiche ad effetto, sintetizzatori usati come sassi da lanciare nel vuoto, inserti ska, hyper-dance, testi mai banali mediante cui manifestare il proprio dissenso politico, la propria giostra di doppi sensi e incendiarie allusioni.
Bene. Per questa sua terza creatura, semplicemente denominata "/\/\ /\ Y /\" attraverso un incastro di slash e controslash, l'elastica musicista indiana trapiantata in Inghilterra ha ben pensato di (ri)coinvolgere gli stessi produttori presenti all'appello nel progetto "Kala". Una conferma che mette subito in chiaro l'essenza stretta di questo suo ultimo lavoro, o meglio rinvigorire l'ossatura dei precedenti timbri, puntando fin dai primi istanti a una maggiore esplosività ritmica e a un'inaspettata sporcizia sonica.

Dopo aver bazzicato a destra e manca nei circuiti mainstream e underground, tra Londra e New York, Maya deve essersi fatta un'idea ben precisa del suono che meglio interpreta le sue cadenze, il suo ego artistico. E così, salta fuori un album decisamente frammentato, denso di pattume sintetico misto a mero sconquasso, nel quale si alternano zuccherosi svolazzi poppy sciolti lentamente nell'acido (la conclusiva "Space"), tastierone post-industriali rapite di proposito al duo kamikaze Rev-Vega e (ri)sbattute in faccia al mondo con una sfacciataggine che definire accattivante è un eufemismo ("Born Free"), trapani metallici capaci di creare quel groove siderurgico a oggi proprio del marchio M.I.A., fluide partiture r'n'b, esotiche all'occorrenza, pronte a scalare qualsiasi classifica ("XXXO"), oscure diramazioni rap calibrate secondo impalpabili stop&go degne della migliore Melissa Arnette Elliott, improvvise escursioni reggae tese a rilassare quel climax aggressivo che trasuda guerra in tutto il disco ("It Takes A Muscle"), cyber-punk à-la Lili Z, sudicio, pulsante e sputato in cassa dritta ("Meds And Feds").


Insomma, "/\/\ /\ Y /\" non conosce vie di mezzo. È un disco composto senza badare minimamente al senso della misura. Sporco, bello, brutto e cattivo, incarna senza dubbio l'attitudine roboante e controversa dell'inquieta Mathangi. Un'esperienza da vivere, al di là di ogni possibile idiosincrasia.

(15/07/2010)

  • Tracklist
  1. The Message
  2. Steppin' Up
  3. XXXO
  4. Teqkilla
  5. Lovalot
  6. Story To Be Told
  7. It Takes A Muscle
  8. It Iz What It Iz
  9. Born Free
  10. Meds And Feds
  11. Tell Me Why
  12. Space
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