Mi Ami

Steal Your Face

2010 (Thrill Jockey) | punk-funk, no-wave, kraut-noise

Tornano sul luogo del delitto i Mi Ami, trio di stanza a San Francisco, formato dagli ex Black Eyes Jacob Long (basso) e Daniel Martin-McCormick (voce e chitarra) con l’aggiunta del batterista Damon Palermo.

La miscela di punk-funk, noise e inclinazioni kraute del precedente e già riuscito “Watersports” trova nuova linfa vitale in questo “Steal Your Face”, lavoro che non abbassa di certo la guardia in quanto a nevrastenia e furia velenosa, ma anzi finisce per aumentare il dinamismo e l’impeto corrosivo - nonché la tensione africaneggiante - della loro proposta, relegando in secondo piano gli incubi di matrice dub e le dissertazioni più lisergiche (pensate, per esempio, alla “White Wife” del lavoro precedente). D’altra parte, quando i numi tutelari rispondono al nome di Pop Group, Contortions, Gang Of Four, A Certain Ratio e tanta compagnia bella a cavallo tra post-punk e no-wave… c’è poco da stare tranquilli. Poi, ci sono il drumming fluido e tribaloide di Palermo, le linee di basso poderose ed elastiche di Long, la chitarra affilata/fumigante e la voce di Martin-McCormick, sempre in bilico sul baratro del delirio.

Un-due-tre e “Harmonics (Genius Of Love)” invita immediatamente alla danza nevrastenica. Benzina pura gettata sul fuoco di un falò psicopatico. Stridente, lancinante e impetuosa segue “Latin Lover”: drumming in continuum ballabile, gorghi psycho-noise di chitarra, basso molleggiante e bombardamenti videogame-style. E se ci si ferma per respirare l’aria malaticcia della litania maledetta di “Dreamers”, è solo per ricaricare le batterie ed essere nuovamente on the run per il tiro micidiale di “Secrets”, con la sei corde sempre più atonale e schizofrenica (sembra quasi di ascoltare il suono di un hammond imbizzarrito!) e la voce selvatica e fuori controllo fino all’urlo liberatorio.

Il pow-wow di “Native Americans (Born In The U.S.A.)” trova, invece, nelle cristalline e acuminate frasi di chitarra il viatico per un epos metropolitano acido e claustrofobico, mentre il substrato spaziale del boogie di “Slow” viene progressivamente divelto per fare spazio all’ennesimo diluvio di dissonanze, feedback e tripudi anarchici al limitare del free-jazz.
Dissetante!

(28/09/2010)

  • Tracklist
1. Harmonics (Genius Of Love)
2. Latin Lover
3. Dreamers
4. Secrets
5. Native Americans (Born In The U.S.A.)
6. Slow
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