National

High Violet

2010 (4AD) | post-punk, alt rock

Partiti in sordina e divenuti, attraverso una crescita lenta ma costante, una delle big thing alternative del decennio appena trascorso, i National sono ora a un punto focale della loro carriera. Un punto invidiabile, certo, ma non facile da gestire. Il punto in cui il prossimo disco che uscirà potrebbe essere tranquillamente e contemporaneamente candidato a "disco dell'anno" e a "delusione dell'anno" già con molti mesi d'anticipo sulla data di debutto. Il punto in cui urge trarre il dado fra due diverse possibilità: mantenersi fedeli al proprio standard per non disperdere l'eccellente lavoro che ti ha fatto arrivare dove sei ora o dare una svolta, scrollarsi di dosso il passato, fare qualcosa di completamente diverso, rischiando, in entrambi i casi, di scontentare buona parte di coloro che ti hanno seguito fin qui.

A giudicare da come suona su "High Violet" il gruppo di Berninger e dei fratelli Dessner e Devendorf (e di Padma Newsome) sembra aver optato per la prima ipotesi. Il nuovo album rallenta in modo sensibile quell'evoluzione nel segno della continuità che aveva caratterizzato la trilogia dei lavori precedenti, cristallizzando il quoziente sonico ottenuto in "Boxer" (forse il loro apice) e aggiungendovi alcuni additivi che non spostano, comunque, in maniera significativa l'asse musicale perseguito dalla band.
Fusione a caldo di post-punk nevrile e sincopato, per quanto ben temperato dalle melodie, e cantautorato che attinge, nei suoni e negli arrangiamenti, al minimalismo da camera caro a gente come Clogs (il gruppo gemello di Bryce Dessner e Padma Newsome). Con quest'ultimo reagente che, nella chimica di "High Violet", prende decisamente il sopravvento: accompagnamenti (archi, tastiere e fiati) ariosi e stratificati che spesso lasciano in ombra le chitarre, progressioni piene e solenni, linee melodiche più morbide, meno contrastate, dove la voce di Berninger, ossessiva e vellutata, assume un rilievo via via più plastico e (fatto inedito) viene qua e là doppiata da impercettibili rimandi a certa coralità folk-pop di matrice nordamericana. L'"epica crepuscolare" del gruppo di Brooklyn si fa leggermente più epica e meno crepuscolare, insomma, rispetto al suono screziato e claustrofobico di "Boxer".

"Terrible Love", non a caso posta in opener, è una cesura stilistica, il trait d'union fra "Boxer" e "High Violet": un suono di chitarra sporco sporco, angolare, percussivo (impeccabile, come al solito, il tour de force ritmico di Bryan Devendorf dietro le pelli) assale e sovrasta progressivamente l'armonia acustica e rarefatta (per chitarra e piano) fino a radicalizzarsi, nella parte finale, in una sorta di centrifuga distorsiva.
Poi, varcata la soglia del disco, questo equilibrio si sfalda in favore di un approccio più rarefatto, languido, orchestrale con le chitarre in apnea e i controtempi perturbanti in sottofondo: "Sorrow", la caliginosa, sincopata apatia di "Little Faith", "Conversation 16", dove le strie corali, le tastiere e gli archi prendono il sopravvento, la fantasmagoria quasi dark di "Anyone's Ghost", "Bloodbuzz Ohio" che dall'attacco sembra "Apartment Story" pari pari ma poi cresce più soliloquiante e melò.
Tutto molto curato, di buona fattura anche se, rispetto al recente passato, manca forse il fattore sorpresa, il cambio di passo, il pezzo che spiazza. Qualcosa che s'innalzi fino al livello di "Terrible Love", in altri termini. Tanto che il meglio, stavolta, i National lo riservano quando abbandonano ogni parvenza pop-wave per brani più slo e semi-acustici (con l'eccezione della sfocata e pretenziosa "England"): il folk da camera di "Runaway", un incrocio di Leonard Cohen e Sufjan Stevens (i pattern di fiati e archi), la superba, ciondolante armonia di "Vanderlyle Crybaby Geeks".

Un album conservativo, di transizione, che conferma la bontà del songwriting dei National, ma non aggiunge nulla d'imprescindibile a una discografia fin qui senza macchia.

(06/05/2010)

  • Tracklist
  1. Terrible Love
  2. Sorrow
  3. Anyone's Ghost
  4. Little Faith
  5. Afraid Of Everyone
  6. Bloodbuzz Ohio
  7. Lemon World
  8. Runaway
  9. Conversation 16
  10. England
  11. Vanderlyle Crybaby Geeks
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