Mark Olson

Many Colored Kite

2010 (Rykodisc) | americana, songwriting

Va bene il riconoscimento dello status acquisito, vuoi per i tanti anni di onorata carriera, vuoi per il percorso professionale di primissimo piano, vuoi per le preziose doti di musicista e compositore, ma "Many Colored Kite", secondo album solista di Mark Olson, non ci convince affatto.
Eppure dovrebbe averne di cose da dire e da suonare colui che si impose all'attenzione internazionale per essere stato uno degli storici fondatori dei Jayhawks, con i quali realizzò quattro dischi nel decennio tra il 1986 e il 1995.
Ma proprio sul più bello Mark si vide costretto ad abbandonare la partita per seguire la moglie Victoria Williams, alla quale venne diagnosticato quel terribile male che prende il nome di sclerosi multipla, e con lei diede successivamente vita ai Creekdippers, autori complessivamente di sette lavori alla costante ricerca delle radici del suono americano.
Poi il riavvicinamento a Gary Louris (il leader dei Jayhawks), con il quale due anni fa sviluppò un disco in coabitazione.

Il primo progetto solista di Olson, "The Salvation Blues", risale al 2007, e se in tre anni questo nuovo "Many Colored Kite" intende rappresentare il meglio della sua recente scrittura, beh, c'è davvero di che preoccuparsi: pare il resoconto di un artista svuotato, con una vena compositiva prossima al capolinea.
Forse consapevole di ciò, Mark ha cercato collaborazioni che potessero conferire spessore al lavoro, e così ecco che scopriamo Vashti Bunyan in "No Time To Live Without Her", Jolie Holland in "Little Bird Of Freedom", l'attuale compagna Ingunn Ringvold (una multistrumentista scandinava) ai vocalizzi e Beau Raymond (già con Devendra Banhart) in cabina di regia, oltre a una manciata di amici fidati.

Il movimento alt-country, che i Jayhawks contribuirono a definire, si è mosso molto più velocemente di Olson, e oggi l'innocuo folk-rock del musicista di Minneapolis, ormai prossimo alla soglia dei cinquant'anni, resta intrappolato in costruzioni già sentite e prive di qualsiasi mordente, senza essere in grado di trasmettere alcuna carica emozionale.
Gli slanci maggiormente ottimistici presenti nell'attuale songwriting di Mark (anche se l'introspezione continua a regnare sovrana) pare ne abbiano danneggiato la vena creativa, che nel disco precedente (negativamente influenzato dalle vicende che condussero al divorzio con la Williams) contribuì a fargli ricevere discreti consensi da parte della critica musicale.

Chiaramente non tutto il materiale è da cestinare, ci mancherebbe, ma le poche idee interessanti (vedi "Your Life Besides Us") non vengono sfruttate al meglio; resta così un senso di incompiutezza sia nei momenti prettamente acustici ("Morning Dove", "More Hours"), sia in quelli più "suonati" ("Bluebell Song", "Scholastica", "Wind And Rain"), sia in quelli in cui ci si abbandona ai sinuosi movimenti degli archi ("Beehive", "Kingsnake").
Evidente come da un artista di spessore internazionale sia lecito pretendere e aspettarsi qualche cosina di più. Non è certo fra questi solchi che sarà possibile decifrare lo stato dell'arte dell'attuale americana. Provaci ancora Mark.

(16/10/2010)

  • Tracklist
  1. Little Bird Of Freedom 
  2. Morning Dove 
  3. Many Colored Kite 
  4. Bluebell Song 
  5. Beehive 
  6. No Time To Live Without Her 
  7. Your Life Beside Us 
  8. Scholastica 
  9. Kingsnake 
  10. Wind And Rain 
  11. More Hours
Mark Olson su OndaRock
Recensioni

MARK OLSON

Good-bye Lizelle

(2014 - Glitterhouse)
Nell'attesa di un nuovo Jayhawks, ecco il disco meno americano di Olson

MARK OLSON

The Salvation Blues

(2007 - Hacktone Records)
Le "redemption songs" dell'ex leader dei Jayhawks

Mark Olson on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.