Omd

History Of Modern

2010 (Blue Noise) | synth-pop

Il pretesto fu il quarto di secolo trascorso dall'uscita di "Architecture And Morality". Proprio grazie a quella ricorrenza, i due vecchi amici Andy McCluskey e Paul Humphreys si diedero appuntamento sullo stesso palco - tre anni orsono e a ben ventuno dalla separazione - per la prima data di un tour inglese così sold out da essere persino replicato. Andy, nel corso degli anni, ha portato avanti in solitaria il progetto tra molte ombre e poche luci (l'album "Sugar Tax" è probabilmente l'unico fra queste), ravvivandone di tanto in tanto il nome nella memoria degli orfani di "Electricity" e "Enola Gay".

Per tutte queste ragioni, un disco di inediti dei "veri" Orchestral Manoeuvres In The Dark dal 1986 (sono della partita anche Martin Cooper e Malcom Holmes) è un evento che non può passare inosservato. Al di là delle ragioni del cuore, si tratta però di stabilire se l'idea che accompagna "History Of Modern" (copertina al solito fashion dell'intramontabile Peter Saville) sia la risposta emotiva a una popolarità ritrovata e vada come vada, oppure il segnale di una rinnovata vena creativa.
Tutte le altre considerazioni rischiano di ripiegare nelle ritrite - e francamente un po' buffe - recensioni che sbrigano la pratica evocando nel bene o nel male il generico nostalgismo anni 80, in una contorsione tautologica che spiega ben poco. Interpellato al riguardo, un entusiasta e sincero McCluskey definisce "History Of Modern" come l'ideale punto d'incontro fra lo storico stile distintivo della band (quello dei primi quattro album) e il sound electro degli anni duemila. Anche per questo motivo, il malcapitato latore di queste righe ha impiegato decine di ascolti prima di formulare un qualsivoglia giudizio. Possibile, mi dicevo, che cotanto entusiasmo non sia suffragato da un risultato minimamente in linea?

Dopo numerose sedute d'ascolto, molto vicine ai tentativi di spostare gli oggetti con la forza del pensiero di troisiana memoria, ecco la risposta: sì, purtroppo è possibile. Perché in fin dei conti non sembra che ci si sia molto discostati dal suono, riaggiornato finché si vuole, che ha distinto i tre dischi "solisti" di Andy dagli anni 90 ad oggi, ma soprattutto dalla maligna attitudine a ricercare forzatamente il ritornello vincente, l'hook che uccide. Fatale fu, per paradosso, il troppo amore per la melodia? Credo di sì. Per questo gli anni 80 in quanto tali c'entrano poco, così come non ci azzecca qualsiasi altro decennio: qui stiamo parlando di canzoni, che poi uno può discutere su come siano arrangiate (con buon mestiere), più o meno efficacemente prodotte (idem), o quale sia il loro stile. Sono quelle che mancano all'appello, malgrado i tanti segni di buona volontà sparsi qua e là che un po' commuovono per i rimandi ("History Of Modern (Part II)") o che accendono un sorriso di compiacimento ("RFWK", titolo dedicato ai Kraftwerk, i riconosciuti maestri degli esordi).  Non pezzi brutti in assoluto, ci auguriamo di cuore che un singolo come "If You Want It" possa davvero funzionare, ma certamente un po' scoloriti, senza cattiveria né sana malinconia.

Pare che tutto si svolga in una terra di mezzo in cui gli Omd (pardon, Andy McCluskey & the band) passano il tempo amleticamente chiedendosi quale sia la strada da prendere, finendo per non imboccarne alcuna. Lo slancio sincero che ha rimesso in moto il gruppo avrebbe meritato miglior sorte, magari tuffandosi nel cuore senza più far ritorno in una testa che filtra, elabora e che in fin dei conti toglie linfa vitale. È mancata l'incoscienza, o meglio ha vinto la troppa coscienza, e questo è un guaio serio anche per una grande band.

(25/09/2010)



  • Tracklist
  1. New Babies: New Toys
  2. If You Want It
  3. History Of Modern (Part I)
  4. History Of Modern (Part II)
  5. Sometimes
  6. RFWK
  7. New Holy Ground
  8. The Future, The Past, and Forever After
  9. Sister Mary Says
  10. Pulse
  11. The Night
  12. Bondage Of Fate
  13. The Right Side?
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