Othon

Digital Angel

2009 (Durtro/ Jana Records) | avantgarde

Buon gusto: "Facoltà di discernere la bellezza delle opere d'arte, l'eleganza del vestire, ecc.". Falso. Convenzione sociale per alimentare discriminazione e dogmatismo. Concetto legato al costume e alla morale comuni, il "buon gusto" è tra i peggiori nemici dell'arte, che di per sé è eccezione non "specchio cui riflettere il mondo ma un martello con cui scolpirlo" per citare Majakovskij.

Brillante e audace come pochi esordi, "Digital Angel" è un oggetto che si nutre di contraddizioni e le alimenta di ascolto in ascolto: straordinariamente elegante e kitsch, grottesco e di una profondità capace di smuovere le corde più intorpidite.


Othon è un compositore e pianista di origini greche con una solidissima formazione classica ("The Dream/Signal Of A Lonely, Broken - Half Dead - Planet") che ha fatto del metalinguismo il punto di partenza per la definizione della propria estetica musicale, capace di abbracciare indistintamente tardo romanticismo e avanguardia, cabaret e canzone colta europea.

Il motore che lega tutte queste istanze è una spiritualità contemporanea sospesa tra un sentimento religioso cristiano austero e radicato, alla continua ricerca di elevazione e uno pagano, memore di baccanali antichi e moderni dove vivere è ricerca di piacere esibita con fierezza.
 

Othon crea uno scenario a cui danno voce attori diversi ma con una sensibilità comune: Ernesto Tomasini, David Tibet, Marc Almond. Al primo il ruolo di istrione brillante e nobilissimo, forte di un'estensione vocale miracolosa (per chi non lo avesse ancora fatto, d'obbligo l'ascolto del suo album "Canes Venatici" con Fabrizio Modonese Palumbo dei Larsen) che dalle frequenze di basso lirico, attraverso un'elegante rotondità di armonici nei toni baritonali trova nel falsetto il suo carattere più sorprendente. Tomasini ha un controllo dell'emissione da soprano e mezzosoprano, nell'agilità del fraseggio e nel colore, anche drammatico, che lo trova spesso vincente nel confronto con i ben più conosciuti Manzotti e Christofellis. A lui sono affidate l'iniziale "When I Leave You" che sembra evocare il fantasma di Kurt Weill tra le mura di Almodovar, la coloratissima "Greater Feast Massacre" e lo straordinario trio avanguardistico della suite che dà nome all'album, dove l'ironico e il grottesco vengono trasfigurati in un teatro espressionista in cui il gusto per il colore e la timbrica di voce, pianoforte ed elettronica strettamente contemporanea è condotto alle estreme conseguenze.

Sulfurea, la voce di Tibet si contorce in mille pose su sé stessa tra i tasti d'avorio, regalandoci una versione di "The Dreamer Is Still Asleep" dei Coil intensa e misteriosa, bacio ispido, capolavoro autentico. Una rilettura che da sola vale l'acquisto dell'album.

Misuratissimo il contributo di Marc Almond, che ci riporta all'esperienza di Jaques, teatrale quanto elegante, voce di velluto che dà forma alla cristallina bellezza della melodia di "Tonight", ai tanti volti che accompagnano l'incedere di "The Epitaph Of God" con un Othon semplicemente superbo e un finale mozzafiato e a "The Tango Song" di Bernard F. Page, il teatro fatto canzone.

Non poteva mancare un artwork studiato ad arte, ad opera del bravissimo Hector de Gregorio, capace di fotografare immediatamente l'immaginario che gravita attorno all'intero lavoro, che senza alcun dubbio è da ascrivere all'universo dei capolavori misconosciuti degli ultimi anni.

Semplicemente, un gusto superiore.

(28/06/2010)

  • Tracklist

1. When I leave you

2. The dream signal of a lonely, broken (half dead) planet

3. The epitaph of God

4. The dreamer is still asleep

5. Greater feast massacre

6. Tonight

7. Digital angel I: The union

8. Digital angel II: Metalipsis

9. Digital angel III: Brave new world

10. The tango song

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