I Pazi Mine (un quartetto con radici tra Ferrara e Mantova) regalano nel loro album d’esordio un potente manufatto psych-heavy-rock, bello teso e vibrante, spezzato qua e là da accenti vagamente nu-metal e da un tono irrisolto tra il sognante e l’apocalittico, fatto di sfuriate strumentali (“The Waves You’re Cradled...”) in contrappunto rapsodico con sequenze dal profilo più cantabile (“The Thaw”), nelle quali a emergere è soprattutto la voce enfatica di Sara Ardizzoni. All’ombra di spietate progressioni metalcore (in cui si sentono echeggiare tanto i Deftones quanto i Queens Of The Stone Age) e scansioni di ritmi geometrici aggrovigliati in equazioni math-esponenziali (“Square The Circles”), la band realizza un lavoro molto scuro e abrasivo, che si lascia godere nei suoi spigoli e nelle sue screziature stilistiche. Una certa tendenza alla magniloquenza solenne e teatrale di alcuni passaggi andrebbe forse limata, ma nel complesso non dispiace. Il disco è stato registrato nel Blocco A di Padova sotto la supervisione di Giovanni Ferliga (Aucan), e masterizzato allo studio “la Maestà” da Giulio Favero e Giovanni Versari.
(25/10/2010)


