Manifestazione tutta italiana di quel
nu-rave che tanti cuori seppe spezzare fino a un paio di anni fa, i
Pink Holy Days si presentano solo ora all’appuntamento dell’album,
pubblicato sotto l’egida del Circolo Forestieri dopo un primo ep
apparso nel 2009. Similmente ai compagni di etichetta Don Turbolento,
o di altri compatrioti musicalmente assimilabili come Did, Trabant o
Low Frequency Club, il duo bresciano riversa sui neuroni scoperti
dell’ascoltatore i liquami florescenti di un “techno industrial
punk” (la definizione è del gruppo) sinistramente danzereccio, nel
quale si ritrova, ben maciullato e sminuzzato, un po’ di tutto:
certo concettualismo baggy dei tardi e più nichilistici (del resto
il titolo dell’album non lascia adito a molti dubbi) Primal Scream, le
afasiche decostruzioni post-punk di Suicide, Cabaret Voltaire e Clock
Dva ma anche improvvise propulsioni neworderiane, rivedute e
corrette secondo le cifre elettroniche di un assemblaggio
postmoderno. Per ora colpisce la ricerca sonora e il cerebralismo a
tratti esasperato. Eppure il potenziale della band ancora fatica a
trovare una sua compiuta modalità di espressione e fruizione.
(16/01/2011)


