Robert Pollard

We All Got Out Of The Army

2010 (Guided By Voices Inc.) | elettronica, alt-rock

La logorrea musicale di Robert Pollard è cosa nota. Qualcosa come quaranta dischi e mille canzoni, circa, in 20 anni di carriera, la dicono lunga su quanto la sua vena prolifica non conosca interruzioni. Questo è stato però, da sempre, anche il suo grande limite. Si trovano disseminati per i suoi lavori (da solo o con le band) pezzi di valore molto alto, così come si trovano spesso canzoncine insignificanti. Se non avesse registrato tutto quello che gli passava per la testa, ma si fosse concentrato a mettere su nastro solo il meglio di cui era capace, probabilmente ci avrebbe regalato qualche disco di grandissima caratura.
Questa introduzione, per dire fin da subito di che difetti risente (anche) questo nuovo disco di Pollard. Contenitore di tracce di un certo rilievo come di altre privi di spessore, "We All Got Out Of The Army" non si discosta molto dai lavori da solista nel periodo post-Guided By Voices. Invero, c'è da sottolineare una compattezza d' insieme maggiore del solito: non è una mini-enciclopedia del rock a cui Pollard ci ha spesso abituati. Tutto il disco si mantiene sui toni di un songwriting alt-rock ben curato, e che poco risente dell'estetica lo-fi marchio di fabbrica del nostro. Questa si intravede solo nella brevità delle canzoni, che ogni tanto sembrano ancora più abbozzi che pezzi completi.

Come si diceva, si alternano pezzi riusciti ad altri che passano senza lasciare traccia. Dei primi fa parte il brano d'apertura, "Silk Rotor", un power-pop che ricorda certe cose degli ultimi Pearl Jam. "Post Hydrate Update" rimanda a quanto fatto dai Guided By Voices in "Bee Thousand". "You Rate Will Never Go Up" è un motivo catchy, "Faster To Babylon" una ballad scarna e drammatica sporcata da violini e dissonanze.
Le altre tracce sono tutte melodie ben costruite, ma lasciano poco il segno e non mostrano nessun tocco personale o nuovo rispetto a migliaia di altre uscite: "I Can See" e "Cameo Of Smile" possono fungere al massimo da sottofondo, "On The Top Of Vertigo","Rice Train" e "We All Got Out Of The Army" sono innocui hard-rock\pop, mentre "I'll Take The Cure" sembra uscita da un disco solista di Pete Townshend.

Insomma, quattro canzoni significative, su un totale di diciassette sono un po' poco per far sì che l'album si faccia ricordare. Risulta tutto godibile, ma mai coinvolgente o convincente. Un ottimo disco di sottofondo, da ascoltare mentre si pensa ad altro, più che un lavoro che cattura l'attenzione o che lascia impronte nella memoria dell'ascoltatore. Migliore sicuramente delle ultime uscite soliste di Pollard, ma l'ennesimo lavoro che con un maggiore impegno e pazienza, sarebbe potuto essere qualcosa di nettamente superiore.

(23/03/2010)

  • Tracklist
  1. Silk Rotor
  2. I Can See
  3. Post Hydrate Update
  4. Your Rate Will Never Go Up
  5. On Top of the Vertigo
  6. Red Pyramid
  7. Talking Dogs
  8. Rice Train
  9. Wild Girl
  10. I'll Take the Cure
  11. Cameo of a Smile
  12. Poet Bums
  13. How Many Stations
  14. His Knighthood Photograph
  15. Face Down
  16. We All Got Out of the Army
  17. Faster to Babylon

 

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