Shackleton

Fabric 55

2010 (Fabric) | afro-dubstep

Per qualsiasi producer che si rispetti, essere contattati dai ragazzi del Fabric non ha alcun prezzo. È un po' come ottenere la benedizione del Papa. È la consacrazione definitiva. A dirla tutta, Sam Shackleton non è di certo l'ultimo arrivato. Basti pensare al miracoloso "Three Eps" partorito lo scorso anno, o ripescare l'etichetta culto Skull Disco creata con l‘amico Laurie "Appleblim" Osborne, per rinfrescarsi le idee sul suo conto e buttare più di un occhio su questa raccolta, ennesima celebrazione su gentile richiesta del mitico club londinese. Se poi aggiungiamo che nell‘ultimo decennio esibirsi al Fabric è stata una delle tappe obbligate per gente del calibro di Claude Von Stroke, Carl Craig, sua maestà Andrew Weatherall, Ellen Allien, M.A.N.D.Y. e i fratellini Tiefschwarz, la faccenda si fa ancora più bollente. Il club fondato nel 1999 da Keith Reilly e Cameron Leslie è, a ragion veduta, una delle dimore preferenziali dei produttori elettronici del momento. Qualcosa come la Baia degli Angeli in Italia per la tanto amata italo-disco o il Paradise Garage negli States per la disco-music tutta.

Ma la necessità di affidare al buon Sam la cinquantacinquesima puntata di questa telenovela per maniaci del groove è qualcosa che va ben oltre una sincera e dovuta commissione. L'ex-soundboy è di fatto uno degli osservati speciali dell‘elettronica pulsante contemporanea. La sua mescola percussiva ha lanciato e continua a lanciare incoraggianti segnali mutativi nella metamorfosi del dubstep generalmente inteso come tale. Il suo timbro si distingue lontano un miglio da qualsiasi altro manipolatore del settore. Le sue creature nascono, crescono e muoiono distanti dagli algidi sobborghi industriali della Londra metallica. Lo scopo è di animare principalmente il nucleo vibrante dei woofer attraverso tribalismi obliqui mai domi. Un'urgenza espressiva dettata dal fascino delle percussioni afro, robotizzate ad hoc in una danza amorfa di astrazioni, manierismi e alienazioni dub.
Con questo dj-set domestico post-live exploitation, Sam scodella un'elettronica smaniosa, petulante, tambureggiante e allo stesso tempo densa di venature acide. L'intento è ripulire la carcassa con giochini al laptop e schegge minimali.

Il disco contiene tredici inediti e nove rivisitazioni del recente passato di Shackleton, in un tripudio claustrofobico di orientazioni negre e ossessioni sciamaniche. Bruciati tutti i neuroni e le possibili "melodie", Sam vola dritto verso nuovi orizzonti, amalgamando la materia con tratti impropri, sconnessioni in pitch bander ed estenuanti cariche percussive.
"Fabric 55" è la scarnificazione spettrale e minimale di quella cosa chiamata dubstep, nell'attesa di nuove partiture da adottare e sviscerare fino allo spasimo.

(18/12/2010)

  • Tracklist

1. Come Up
2. Moon Over Joseph’s Burial
3. Hypno Angel
4. Visontele
5. Interlude: Blood Rhythm With Wishy Drones
6. Operatic Waves
7. Closeness to Nature
8. Negative Thoughts
9. Death Is Not Final feat. Vengeance Tenfold
10. International Fires
11. Paper
12. Deadman
13. Interlude: Point One, Sense It
14. Man On A String (Part 1)
15. Man On A String (Part 2)
16. Ice
17. Busted Spirit
18. Bottles
19. New Dawn
20. Something Has Got To Give
21. Massacre
22. Stripped

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