Stornoway

Beachcomber’s Windowswill

2010 (4AD) | folk-pop

I quattro oxfordiani Stornoway (che sul palco diventano sei) sono senz’altro uno dei gruppi più coccolati da critica e addetti albionici negli ultimi mesi. Il loro album di debutto, dato alle stampe dalla 4AD, ha infatti guadagnato in breve tempo ottime recensioni e ha spalancato alla band le porte dorate di una febbrile attività concertistica (che peraltro vanta già ben due presenze a Glastonbury) e un ottimo posizionamento nelle classifiche di vendita.

La band va nel complesso a infoltire l’ipotetica nuova scena folk britannica, che da più di un anno tiene banco nel fitto chiacchiericcio critico di blog e riviste d’oltremanica e non solo, nutrito da nomi come Mumford & Sons, Noah And The Whale, Laura Marling, Pete Molinari, Leisure Society, Slow Club o Broadcast 2000 (solo per citare i più celebrati). “Scena” caratterizzata da fortune alterne (ma in generale sufficientemente redditizie) che ha comunque cercato di rispondere con gusto e intelligenza a quel puritanesimo corale e alla (ri)scoperta delle radici (ormai una sorta di rituale periodico) che tanti notevoli frutti musicali ha saputo con tutta evidenza regalare dall’altro lato dell’oceano.

Del tutto coerentemente rispetto a tali premesse, la band intaglia un folk-pop sobrio ed elegante, che si segnala per l’elaborata veste di archi e fiati che ammanta la silhouette guizzante delle sue classiche melodie, come adattando il glossario sonoro dei vari Decemberists, Midlake o Bright Eyes ai paesaggi brumosi e verdeggianti delle Midlands (del resto la fascinazione geografica è ben impressa nel gruppo, già a partire dal nome che si è scelto). Si profila così una collezione di agili trattatelli di gentile ornitologia chamber-indie-folk en plain air, nella quale, dallo sguardo trasognato dei tenui appunti di “Zorbing” (con zampata di trombe in pieno stile Belle & Sebastian sul finale) e di “I Saw You Blank”, si transita per momenti di più intimo raccoglimento come “The Coldharbour Road” o “Long Distance Lullaby” (tra i picchi dell’intero disco, assieme a “On The Rocks”), senza disdegnare soste strategiche in scorci dal piglio più elettrico (“Watching Bird” ad esempio).

“Beachcomber’s Windowswill”, come una gualcita guida Routard per viaggi salgariani da fermi, finisce con il rivelarsi un piccolo album prezioso e ricco di gradite sorprese poetiche, a cui è sin troppo facile affezionarsi. Da questo punto di vista, la band può ritenersi più che soddisfatta.


(29/07/2010)

  • Tracklist
1. Zorbing
2. I Saw You Blink
3. Fuel Up
4. The Coldharbour Road
5. Boats And Trains
6. We Are The Battery Human
7. Here Comes The Blackout
8. Watching Birds
9. On The Rocks
10. The End Of The Movie
11. Long Distance Lullaby
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