Summer Fiction

Summer Fiction

2010 (Self Released) | alt-pop

Dicembre, il mese delle classifiche: l'imperativo sembra quello di chiudere il più velocemente possibile l'anno, compilarne l'inventario e buttarsi a capofitto nell'anno che viene, facendo tabula rasa del passato, in una specie di slancio futurista. Così le uscite natalizie si assottigliano sempre più, se si escludono greatest hits e ristampe mirate: chi pubblica il proprio disco a ridosso dell'anno successivo sa già che difficilmente verrà ricordato nelle classifiche, che nessuno si affezionerà alla propria musica, etc. Bill Ricchini, personaggio nascosto sotto il moniker di "Summer Fiction", fa parte di questa ristretta cerchia di pazzi, anzi li supera, pubblicando agli inizi del mese scorso addirittura il suo primo disco sotto queste spoglie.
Il Nostro infatti è già autore di due misconosciuti dischi solisti, a quanto pare molto ben ricevuti, ai tempi, dalla critica. Critica (o stampa, se non altro) che, nonostante tutto, non ha risparmiato elogi e endorsement importanti per questa vivace ricostruzione do it yourself (gran parte delle registrazioni si sono svolte nella camera da letto di Ricchini) di atmosfere anni 60, di una "dolce vita" osservata dal pertugio di un cuore spezzato, come ben riassunto nel bel video del singolo "Chandeliers", che riprende fra l'altro sequenze del film di Marco Bellocchio "I Pugni In Tasca", del 1965.

Forse è proprio questo romanticismo non convenzionale e leggiadro, in stile "Colazione da Tiffany", frutto di un'eleganza non ricercata, ad aver attratto le attenzioni di giornali come Vogue (le cui copertine campeggiano sul sito ufficiale di Summer Fiction). Pur composto, a quanto pare, nei lunghi viaggi in metropolitana della natìa Philadelphia, tra un fischiettio e il dittafono digitale, "Summer Fiction" non aderisce certo ai canoni estetici disadorni delle sue controparti più à la page (si vedano ad esempio i Best Coast): gli esotismi sono rari e misurati ("Kids In Catalina"), il suono sempre levigato e trascinato da nostalgici waltzer da cartolina ("Waltz (Summer Fade)").
Beach Boys - Bill è stato inserito nel gruppo dei "Brian Wilson da cameretta" - Belle And Sebastian e, soprattutto, Clientele paiono essere i numi tutelari dei viaggi nella memoria, spesso orchestrati tra lo strumming cadenzato di un'acustica, a volte tendente a coloriture country e folk (la ballata "Throw Your Arms Around Me", "It's Getting Dark") e i più sostenuti tocchi di piano.

Manca forse il guizzo, la zampata, a questo nuovo inzio di Bill Ricchini, forse fin troppo impegnato a ridisegnare sfondi d'antan, alla lunga in maniera "decorativa", più che sostanziale: grande uso di fiati, soprattutto nei tre pezzi strumentali ("Lipstick Traces", "Waltz (Summer Fade)", "Diamond Beach"), e non solo; l'attenzione per i particolari non manca (bella ad esempio l'intromissione di wurlitzer in "Chandeliers" e le vibrazioni dello xilofono di "Carry On"), ma è un po' la debolezza melodica del disco a trascinarlo, alla lunga, verso un piacevole sottofondo, rendendo difficile assegnare un'identità definita ai pezzi.
"Accessorio" di grande qualità, "Summer Fiction" merita comunque di venire scoperto e apprezzato per quello che è: una "rimasterizzazione" di una storia d'amore di cinquant'anni fa, operata in una camera da letto di Philadelphia.

(07/01/2011)



  • Tracklist
1. She's Bound To Get Hurt
2. By The Sea
3. Diamond Beach
4. Chandeliers
5. Kids In Catalina
6. Carry On
7. Waltz (Summer Fade)
8. To Alone
9. Lipstick Traces
10. Throw Your Arms Around Me
11. It's Getting Darker
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