Swans

My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky

2010 (Young God) | avant-rock, noise-rock

Gli Swans, uno dei pochi gruppi rock che possono vantarsi dello status di gruppo-chiave di due decenni, sono tornati. Contraddicendo in parte quello "Swans Are Dead", che di fatto era stata l'ultima pubblicazione ufficiale del gruppo, Michael Gira resuscita a sorpresa l'antica, gloriosa sigla, a ben quattordici anni dall'ultimo album, il capolavoro (l'ennesimo della loro carriera) "Soundtracks For The Blind".
Da sempre veicolo morale del leader e ideatore (dalle sfuriate bestiali dei primi dischi, al durissimo industrial cerebrale di album come "Holy Money", per arrivare al purgatorio di "Children Of God" e all'ascetismo di "White Light From The Mouth Of Infinity"), gli Swans del nuovo "My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky", in questo senso, non deludono i presupposti storici (o il dogma vero e proprio).

In "My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky" c'è tutto il Gira degli ultimi anni: l'ideatore, il bandleader dei recenti progetti (su tutti gli Angels Of Light), il talent-scout, il discografico produttore, il compositore che ha ammansito gli spettri interiori ma che rimane - nondimeno - inquieto.

Tutte queste dimensioni confluiscono prima di tutto nei nove minuti di "No Words/No Thoughts", una delle composizioni più incoerenti della sua carriera. Dopo tre-quattro minuti di concerto per segherie e rumori acquatici (non industriali), la band si dà a una parata nazi-militare, anche se non strepitata, che poi di nuovo sconfina in suoni più eterei (persino campane tubolari) che malefici, con tanto di atroce filastrocca di chiusa sul martellamento costante della sezione ritmica. "Jim" è un valzer macabro Nick Cave-iano in crescendo conteso tra scampanellii allucinati e cori sconsolati.
"Inside Madeline" ritrova gli stessi elementi di questi due brani: marcia, danza e dinamica in aumento maniacale (che sconfina in veri e propri timbri di cristalli tintinnanti), ma ci aggiunge in coda due minuti di ballata depressa in stile Leonard Cohen (sopra le righe). Gira va ben oltre la semplice direzione dei comprimari: v'imbastisce un vero e proprio scontro di competenze.

Il suo lato umano in ogni caso emerge in canzoni dirette come "Reeling The Liars In", una vera e propria serenata-romanza alla Johnny Cash, sull'orlo dell'oltraggio al nome Swans. Lo stesso per "Little Mouth", osteggiato da folate canore spettrali, che appartiene più al Gira solipsistico (come confermato dal minuto di chiusa con la sua sola voce senza accompagnamento) che a quest'album.
La vera e propria eresia, e il colpo più sensazionale del disco, il cosiddetto centerpiece, è però "You Fucking People Make Me Sick", in cui gli Swans riescono a suonare - ancora una volta - veramente terrificanti, ma stavolta per vie traverse. Prima di tutto, è Devendra Banhart a cantare, e non il capo supremo Gira; attacca con una delle sue tipiche nenie, accompagnato dal mandolino di Grasshopper, quasi un'appendice infantile della "Battle Of Evermore" dei Led Zeppelin. Di colpo, tutto scompare in una sorta di sonata post-John Cage per fitte isteriche di pianoforte e tsunami atonali di ottoni.

"My Birth" è l'unico momento a replicare l'originale industrial-doom esistenziale, ma è anche il più soprassedibile. "Eden Prison" cerca invece di stemperarlo per l'ennesima volta, e qui quasi in senso spirituale, in invocazioni indianeggianti al limite del raga. Lo stesso andamento ritmico è molto più prossimo a un saltarello medievale che ai pattern frustati degli esordi.

I quarantasei minuti di "Look At Me Go" (contenuta nel disco bonus dell'edizione speciale) fanno più che altro luce su un ulteriore aspetto dell'autore, forse un po' snobbato da critica e pubblico: lo scienziato pazzo dello studio di registrazione (il suo personalissimo progetto Body Lovers, risalente al '98, ndr). Qui Gira si arrabatta a riprendere sezioni più o meno lunghe dei brani dell'album e ad incollarle tramite spezzoni di scarti delle registrazioni di partenza, allo scopo di farne una versione a mo' di poema sinfonico, una sua rilettura oltremodo titanica.

Forte del fedelissimo Norman Westerberg, dell'infaticabile Bill Rieflin alla batteria, ma anche di una piccola delegazione degli Angels Of Light (Phil Puleo, Thor Harris), dello special guest del multistrumentista newyorkese Brian Carpenter, e persino dei cameo di Grasshopper dei Mercury Rev (al mandolino) e dell'ex-figlioccio Devendra Banhart, è la creatura più meditata, contraddittoria, auto-indulgente di Gira, e non solo degli Swans. Tra reunion e disco di un ensemble piramidale, una prova di adorazione, di autototemismo. Vi confluiscono spunti che provengono da ogni quando e ogni dove, ultimi per cronologia quelli di "I Am Not Insane", una compilation di demo registrate dal solo Gira e fatte uscire in edizione limita per l'ovvia Young God (quivi gli scheletri delle presenti, tutte tranne "You Fucking People Make Me Sick", che appartiene più alla carta bianca a disposizione dei comprimari, sulla scia di Angles Of Light e Akron/Family, che ai veri Swans). Non ha una grande profondità, ne particolari volontà di redenzione o di dannazione, ma una semplice espansione di un suono-anima. Prodotto anche in vinile. Artwork dell'"inchiostratrice" romana Beatrice Pediconi.

(13/09/2010)

  • Tracklist
  1. No Words/No Thoughts
  2. Reeling The Liars In
  3. Jim
  4. My Birth
  5. You Fucking People Make Me Sick
  6. Inside Madeline
  7. Eden Prison
  8. Little Mouth
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