THE ACORN - No Ghost

2010 (Bella union)
alt-folk

Reduce dalla grandiosa epopea di "Glory Hope Mountain" – emozionante concept sulla travagliate vicende di vita della madre, Gloria Esperanza Montoya – Rolf Klausener si sarà trovato "svuotato" emotivamente di fronte alla prospettiva di proseguire idealmente il percorso iniziato con un'opera così sentita e personale. Sarà forse per questo che sono passati tre anni da quel disco, tre anni in cui la sua band, i The Acorn, si è dovuta ritirare nel nord del Quebec a trovare l'ispirazione, in un cottage circondato di fruscii e oscurità.

L'inevitabile scombussolamento assume contorni definiti nell'ascolto di questo "No Ghost", ondeggiante panorama di luce soffusa a volte ("Cobbled From Dust", "On The Line", "Almanac"), giocoso trepestio in altre ("Crossed Wires", "Restoration").

Klausener è sicuramente un buon interprete, per come riesce a tenere la barra anche – e forse soprattutto, perché no – negli episodi più intimi ("On The Line"). Senza avere le doti vocali di un Pecknold, ma giocando con semplicità e trasporto su un paio di accordi e accompagnamenti minimali ma centrati. Va da sé che "No Ghost" è un disco in cui bisogna sapersi accontentare, nonostante i tentativi di rievocare ambientazioni esotiche, à-la Dodos, sulla scorta di intrecci di percussioni e schitarrate tonanti ("Bobcat Goldwrath", "Crossed Wires", "Restoration") – nel contempo ammiccando al rock alternativo statunitense, nei dintorni degli Yo La Tengo.

Questi echi di tribalismo non sortiscono lo stesso effetto evocativo del precedente disco, risultando vezzi in fin dei conti "casuali" che non contribuiscono granché ad aumentare la profondità del disco.

Resiste invece nella composizione del disco una caratteristica grazia, una misura nell'assemblare suoni e silenzi che li rende apprezzabili epigoni degli Elbow, di cui sono in effetti beniamini da quando Guy Garvey ha eletto "Glory Hope Mountain" suo disco preferito del 2008. A mancare in "No Ghost" sono però melodie – o movimenti, perlomeno – che consentano il cambio di passo, al di là del composto biglietto da visita. Per questo, tentativi più ambiziosi, come le convulsioni catartiche della confessione di "I Made The Law", finiscono per assomigliare a innocui esercizi di stile.

05/06/2010

Tracklist

  1. 1. Cobbled From Dust
  2. 2. Restoration
  3. 3. Misplaced
  4. 4. I Made The Law
  5. 5. Crossed Wires
  6. 6. On The Line
  7. 7. Bobcat Goldwraith
  8. 8. No Ghost
  9. 9. Slippery When Wet
  10. 10. Almanac
  11. 11. Kindling To Cremation

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