AA. VV.

Whom The Moon A Nightsong Sings

2010 (Prophecy) | neo-folk

Fortunata Ŕ quella nazione che, nel mondo contemporaneo, pu˛ ancora circondarsi di una Natura talmente vasta e incontaminata da apparire un organismo indiviso, che sappia ancora ispirare soggezione, alla quale abbandonarsi in maniera incondizionata, simbiotica. Sono queste le sensazioni che pervadono la raccolta "Whom The Moon A Nightsong Sings", edita dalla Prophecy: una compilation di un centinaio di minuti, pi¨ di venti canzoni (tutte o in esclusiva o rarissime) e quasi altrettante band della scena metal e neo-folk. Uno spiegamento di forze imperioso, che raccoglie nomi altisonanti, facendo da cartina da tornasole dell'importanza dell'etichetta per il genere, ma che non pare una semplice riunione di grandi e piccoli scritturati, anzi.
Tutti i partecipanti all'operazione mettono sul piatto ben pi¨ della posta in gioco, che vorrebbe forse essere una compilation "dimostrativa", imperniata sul tema della natura, della sua atavica prosopopea. Ci˛ che sorprende, in positivo, Ŕ l'uniformitÓ stilistica ed espressiva del disco, in cui le band contribuenti si attengono scrupolosamente, o quasi, a un'insospettata sobrietÓ acustica, facendo di "Whom The Moon A Nightsong Sings" una raccolta "bandiera", che pu˛ essere avvicinata da qualsiasi tipo di ascoltatore (come fu, due anni fa, il disco omonimo di Solanaceae).

Non per questo si tema che venga scalfita la purezza degli intenti, che venga meno lo sforzo poderoso che Ŕ stato messo in pratica per scolpire un'opera destinata a restare.
Come in un dispaccio di epoca antica, in questo disco si ha notizia delle vallate sterminate di conifere che si trovano oltre i confini del mondo civilizzato e si ammantano, spesso e volentieri, di una poesia sublime, di arcani, a volte indecifrabili rituali notturni, eteree processioni pagane tra laghi e radure. ╚ una natura romantica, idealizzata, adorata: "Whom The Moon A Nightsong Sings" Ŕ un dono profferto a una dea volubile e potente; allo stesso tempo fragile, come nella bella illustrazione in copertina, opera di Teyssier dei Les Discrets, che la vede, adagiata sotto le fronde di un albero, rimirare il chiaro di luna riflesso in un lago. Un immaginario trasposto, come giÓ detto, senza forzature e affettazioni, senza growl d'oltretomba e senza incappucciati dagli occhi spiritati e dal power chord facile, a evocare scenari di un fantasy cupo, gotico, di scorci di improvvisa bellezza, di una "bellicositÓ espressiva" vibrante ma mai sopra le righe.

Diversi i nomi di grande richiamo (Ulver, Tenhi, il primo inedito da quattro anni a questa parte degli Empyrium, gli unici a cui Ŕ stato consentito "sgarrare" con una chitarra elettrica), ma il posto d'onore nella raccolta Ŕ occupato, a nostro parere, dall'elliottiana "A Year In Silence" (AinulindalŰ), processione inesorabile di una religiositÓ sottomessa e visionaria (riecheggia la poetica midlakiana nel refrain "We're enslaved to the ground"), tra cori maschili e un penetrante arrangiamento per archi. Pi¨ in generale, a emergere sono le composizioni chitarristiche (rispettose degli stilemi medievaleggianti del genere ma sempre dotate di vita propria) e come queste vengono espanse e fatte risuonare nei grandi spazi di intermezzi percussivi in cui archi e inserti corali disegnano storie e dialoghi superumani, lotte tra dei e silenziose cavalcate nella notte di messaggeri ultraterreni (si vedano, a titolo esemplificativo, anche il bel pezzo degli Ulver e quello dei Neun Welten).
Il senso di eventi incombenti, inevitabili per la piccolezza umana, pervade la maggior parte dei pezzi (in particolare la pianistica "Kausienranta", ingegnosa canzone dei Tenhi), accendendo di una palpabile tensione emotiva il susseguirsi di pieni e vuoti, di presagi non detti e scontri detonanti.
 
"Whom The Moon A Nightsong Sings" ospita anche momenti pi¨ leggeri, in particolare nei due brani a firma Les Discrets (in particolare il breve intermezzo "5 MontŔe Des Epies" pare preso dagli Arcade Fire, ma anche l'angosciante dinamismo di "Apres L'Ombre" strizza l'occhio a modalitÓ espressive leggermente diverse). Da citare per immediatezza e "freschezza" - relativamente all'uscita in questione - Ŕ il pezzo dei Dornenreich ("Dem Wind Geboren"), ballata in tempo dispari, svolazzante monologo di violino.
Si completa cosý (con diversi altri contributi che vi invitiamo ad approfondire) l'impressionante manifesto di un'etichetta, ma anche di un genere in grande salute. Un'opera monolitica, una stele che non solo si offre come metro interpretativo ma si erge a monito per la produzione che verrÓ.


(08/01/2011)



  • Tracklist

Cd 1

1. VÓli: Hoestmelankoli
2. Empyrium: The Days Before The Fall
3. Nest: Summer Storm (acoustic)
4. Nebelung: Ich WŘrd Es H÷ren
5. October Falls: Viima
6. AinulindalŰ: A Year Of Silence
7. Les Discrets: 5 Montee Des Epies
8. Les Discrets: Apres L'Ombre
9. Musk Ox: Solstice
10. Havnatt: Dagen Og Natta
11. Dornenreich: Dem Wind Geboren
12. VÓli: Haredans I Fjellheimen

Cd 2


1. Nhor: Upon The Wind Its Wings Beat Sorrow Into The Stars
2. Ulver: Synen
3. Neun Welten: Pan
4. Tenhi: Kausienranta
5. Bauda: Ocaso (acoustic)
6. Orplid: Stille (Demo)
7. Nucleus Torn: Krńhenk÷nigin III
8. L÷nndom: Sprňnget Ur Ursprunget
9. Syven: How Fare The Gods?

AA. VV. on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.