Brian Wilson

Reimagines Gershwin

2010 (Disney Records) | popular music

Dopo aver riportato in vita i suoi capolavori degli anni 60, "Pet Sounds" e "Smile", dopo aver più recentemente reso omaggio al mito della California con "That Lucky Old Sun", Brian Wilson compie un ulteriore passo in quel percorso retroattivo di recupero del proprio talento che ci riserva sorprese già da qualche anno. Per chi conosce l'avvincente storia di Brian Wilson, tuttavia, quest'ultima sorpresa era quasi presagita, e chi vi scrive ne aveva già avuto sentore nel recensire "That Lucky Old Sun", le cui ultime note jazzate sembravano esprimere per Brian Wilson il ritorno all'"origine". In diverse occasioni passate, egli ha ricordato quale fosse l'origine del suo amore per la musica, o perlomeno ha rievocato il primo ricordo infantile legato ad essa: prima delle armonie dei suoi Beach Boys, delle "California Girls" e delle tavole da surf, in principio c'era la "Rhapsody in Blue", che Brian ascoltava da bambino nella rassicurante solitudine del suo mondo interiore. Da allora, la passione per il repertorio di Gershwin non l'ha più abbandonato, fino ai nostri giorni: proprio negli stessi mesi in cui si approssima il 50° anniversario dell'esordio dei Beach Boys, ne nasce una "collaborazione" fuori dal tempo tra due monumenti musicali del Novecento americano, George Gershwin e Brian Wilson.

L'album, che segna l'approdo di Brian Wilson alla Disney Records, è frutto anche della scelta degli eredi di Gershwin di affidare a Wilson le chiavi dell'archivio di famiglia, mettendogli a disposizione un centinaio di canzoni - per la precisione 104 - lasciate incompiute dal musicista. Così, da due canzoni non finite (o forse appena definite) trovate negli archivi di Gershwin, sono nati i due bran inediti, "The Like in I Love You" e "Nothing But Love", che portano a tutti gli effetti la firma di Brian Wilson, con la collaborazione di Scott Bennett sul versante delle parole. La prima canzone è un trionfo di armonia wilsoniana, di toni suadenti e "good vibrations": si tratta di una vera e propria dichiarazione d'amore per la musica, per quell'eterna "muse in music" che nella giovinezza di Brian si era personificata in "Surfer Girl", e che ora in età avanzata lo accompagna in un'altra avventura musicale. Il secondo inedito, "Nothing But Love", è un brano dalle connotazioni più rock, impreziosito da una di quelle trame vocali in cui Wilson è maestro. Inquadrate tra queste due tracce inedite, poste rispettivamente all'inizio e alla fine, le restanti undici sono altrettanti classici del canzoniere dei Gershwin (George e Ira), inclusa una sezione di quattro estratti dalla celebre "Porgy and Bess".
Come "That Lucky Old Sun", anche il nuovo album ha una scansione circolare, sospesa tra il segmento iniziale della "Rhapsody in Blue" e i suoi echi conclusivi. Tuttavia, a differenza del lavoro precedente, qui la struttura operistica di concept-album è soltanto abbozzata, e l'album si fonda più sulla qualità dei singoli brani che non su un intreccio complessivo. I momenti migliori sono quelli in cui Wilson riesce ad esprimere al meglio la propria arte nel comporre partiture a più voci, arrangiare e produrre: in particolare in "They Can't Take That Away From Me", "I've Got a Crush On You", "I Got Rhythm", oltre che nei due brani inediti; momenti un po' meno convincenti sono invece quelli in cui egli sembra indulgere sulla propria voce solista, come in "Summertime" e in "'S Wonderful". In ogni caso, va riconosciuto che, nel complesso, la voce di Brian offre prestazioni timbriche migliori rispetto al passato più recente, come rivelano i toni avvolgenti di "The Like in I Love You" e "Someone to Watch Over Me".

Il titolo "reimagines" chiarisce che, a parte qualche incertezza, l'album non si fonda sulla resa filologica, e che Brian Wilson non ha l'intento di competere con gli illustri interpreti del canzoniere gershwiniano, e nemmeno di accreditarsi come musicista "classico". Piuttosto, l'obiettivo è quello di rivelare la matrice comune tra mondi apparentemente distanti, come la musica classica e la popular music, la New York di Gershwin e la California dei Beach Boys. Ma su cosa si fonda un tale incontro culturale, al di là della passione di Wilson per Gershwin? Innanzitutto, sul fatto che Gershwin fu tra i padri costituenti di quel "Great American Songbook" che, passando per Cole Porter e Burt Bacharach, ha trovato un suo erede proprio in Brian Wilson. Inoltre, prendendo una strada alternativa rispetto al vicolo cieco delle avanguardie europee, George Gershwin fu pioniere nell'abbattere gli steccati tra "alto" e "basso", tra classica e jazz, tra sinfonie e canzoni, tra musica colta e cultura popolare. Pertanto, se oggi l'approccio di Wilson a Gershwin può essere da alcuni puristi considerato "eretico", ciò nondimeno si tratta della stessa "eresia" cui apparteneva Gershwin a suo tempo, dettata da una comune passione per la musica: l'arte dei suoni non ha confini, è una testimonianza dello spirito umano in qualunque sua forma, che si tratti di un inno, un mottetto, una fuga, una sinfonia o una canzone pop. Tuttavia, se la musica resta confinata soltanto negli spartiti, diventa presto lettera morta; ciò che invece ne preserva davvero lo spirito oltre i confini temporali, è il fatto di essere riscoperta, rielaborata, "re-immaginata". Così come Gershwin aveva "re-immaginato" la musica jazz nella "Rhapsody in Blue", oggi Brian Wilson compie una simile operazione con la musica di Gershwin, guidato dal desiderio di tramandarne l'essenza alle nuove generazioni.

In quest'incontro musicale fuori dal tempo, gli stili sembrano fondersi e confondersi, e Brian Wilson aggiorna il repertorio di Gershwin su tutto ciò che il compositore americano, scomparso nel 1937 prima di compiere quarant'anni, non aveva potuto conoscere: nelle corde di Wilson, "I Got Rhythm" assume l'aspetto di un rock and roll, "I've Got a Crush On You" diventa un doo-wop, e la versione strumentale di "I Got Plenty o' Nuttin'" suona come un episodio apocrifo di "Smile". Tra un brano e l'altro, si avvertono anche altre reminiscenze della musica dei Beach Boys: dai ritmi di "Help Me, Rhonda" in "They Can't Take That Away From Me", alle note di "Farmer's Daughter" nella coda di "I Got Rhythm".
Forse, in termini di lunghezza, ci si sarebbe aspettati qualcosa in più dalla "Rhapsody in Blue", di cui è presente solo un breve estratto iniziale, poi ripreso nel finale. Gli echi della Rapsodia ritornano però altrove, inseriti in modo originale, come nell'intro di "I Got Rhythm" e di "Someone to Watch Over Me": come a suggerire che, sullo sfondo dell'incontro tra Wilson e Gershwin, si staglia quello tra le due personalità di Gershwin stesso, la "colta" e la "popular". Negli anni 60, qualcosa di simile valeva anche per la musica di Brian Wilson che, dietro quella sua veste adolescenziale, nascondeva illustri ascendenze tanto più autentiche quanto più "re-immaginate": basti pensare al legame tra le trame vocali composte da Wilson e l'antica tradizione della polifonia, alle tante idee musicali di "Pet Sounds" mutuate da universi apparentemente distanti, senza dimenticare l'ispirazione che egli trasse anche dallo stesso repertorio di Gershwin, in particolare per alcune intuizioni di "Smile", ovvero quell'album che per Brian fu l'equivalente di "Porgy and Bess", la sua "popular american opera". Quasi cinquant'anni dopo, Brian Wilson inverte l'ordine degli addendi, immaginando un Gershwin vissuto nella California dei Beach Boys, ma in fondo il risultato non cambia.

Paradossalmente, in questa dimensione atemporale e fluttuante, non soltanto Gershwin viene post-datato, ma accade anche l'opposto: il segmento della "Rhapsody in Blue", con il suo arrangiamento polifonico, affonda in retaggi ben più antichi rispetto allo stile sinfonico del tempo di Gershwin e, per altro verso, ripercorre le orme dell'incipit di "Smile" ("Our Prayer"). Nell'impossibilità di separare un "prima" dal "dopo", si può affermare che l'immaginario musicale di Wilson oscilla dall'antica polifonia alla età contemporanea, passando per Gershwin. In appena un minuto della "Rhapsody in Blue" che confluisce progressivamente nelle note di "The Like In I Love You", è contenuta in piccolo una sorta di "fenomenologia dello spirito" della musica in tre fasi: prima il puro suono vocale (la musicalità arcaica/antica), poi il puro suono strumentale (la musica moderna/d'avanguardia), per confluire infine nella grande sintesi di musica vocale e strumentale, di suono e parola, di musica "colta" e "pop", che segna l'era postmoderna e la post-avanguardia, della quale Gershwin diventa un autentico precursore.

In conclusione, l'album raggiunge il suo duplice scopo: per un verso, far scoprire ad un nuovo pubblico la musica di George Gershwin, per l'altro presentare quella di Brian Wilson in una prospettiva inedita. Sulle note di Gershwin, l'ex Beach Boy sembra anche suggellare la parabola della propria vita, consegnando così alla leggenda una delle più straordinarie biografie d'arista dei nostri tempi, sospesa tra genio, sregolatezza, una lunga malattia mentale e poi, quando sembrava ormai troppo tardi, un'inaspettata resurrezione artistica e personale. Con un singolare percorso di regressione progressiva (o progressione regressiva), negli ultimi dieci anni Brian ha affrontato tutti i fantasmi del passato, a cominciare dall'incompiuto e arcano "Smile", trasformandoli in altrettante opere creative. Infine, nel risalire fino alle origini infantili del suo amore per la "musa", oggi sembrano riecheggiare quei versi immortali di William Wordsworth, quegli stessi che il giovane Brian cantava nel leitmotiv del suo "Smile": the child is father of the man. Decenni dopo, manca forse una certa dose di spontaneità giovanile, certi guizzi, la voce che egli aveva in gioventù. Eppure, tra queste note lo intravediamo ancora, il genio di Brian Wilson, il fanciullo che sognava con la Rapsodia in Blu.

(16/10/2010)

  • Tracklist
1. Rhapsody In Blue/Intro
2. The Like in I Love You

        medley
3. Summertime
4. I Loves You, Porgy
5. I Got Plenty o' Nuttin'
6. It Ain't Necessarily So


7. 'S Wonderful
8. They can't Take that Away From me
9. Love Is Here to Stay
10. I've Got a Crush on You
11. I Got Rhythm
12. Someone to Watch Over Me
13. Nothing But Love
14. Rhapsody in Blue/Reprise

Brian Wilson su OndaRock
Recensioni

BRIAN WILSON

No Pier Pressure

(2015 - Capitol)
Dopo la reunion con i Beach Boys, un altro album solista per il genio californiano

BRIAN WILSON

That Lucky Old Sun

(2008 - Capitol)
Il ritorno del leader dei Beach Boys in un nuovo concept-album

News
Brian Wilson on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.